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  dalmiopuntodivistacon [ considerazioni, opinioni e ricordi di una professoressa in pensione ]
         

Perchè pubblico il mio Diario

Con questi chiari di luna che illuminano una scuola “sgarrupata” ed inefficiente ho pensato che la mia testimonianza reale, perché scritta per liberare nell’inchiostro il veleno o la disperazione o anche l’allegria delle mie giornate, possa mettere in luce quell’impegno, sottovalutato non solo dal punto di vista economico ma anche da quello morale, che fa di una persona “un insegnante” e di una scuola un “luogo di crescita civile e culturale”, senza i proclami vuoti di contenuto di classi politiche prive di intelligenza logica.

Seguirò, riportando le pagine del mio diario di un “qualsiasi” anno di scuola, il procedere del tempo.

Naturalmente son situazioni di parecchi anni orsono che ho deciso, con un po’ di imbarazzo per lo specifico tono autobiografico, di pubblicare in questo spazio che è diventato il mio diario virtuale, sperando che il giudizio non sia troppo severo.

Scuola Maltrattata..1° e 2° puntata.

Dal mio diario ..3° puntata.

Dal mio diario ... 4° puntata

Dal mio diario ... 5° puntata

Dal mio diario ... 6° puntata

Dal mio diario ... 7° puntata

Dal mio diario ... 8° puntata

Dal Mio Diario : Intermezzo...

Dal mio diario ... 9° puntata

Dal mio diario ... 10° puntata

Dal mio diario ... 11° puntata

Dal mio diario ... 12°...

Dal mio diario ... 12°...II°

Dal mio diario ... 13° puntata

Dal mio diario ... NATALE...

Dal mio diario ... 14° puntata

Dal mio diario ... 15° puntata

Dal mio diario ... 16° puntata

Dal mio diario ... 17° puntata

Dal mio diario ... 18° puntata

Dal mio diario ... 19° puntata

Dal mio diario ... 20° puntata

  LIBERA DI SCRIVERE !

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7 agosto 2011

"Bocciato.” … “No!.. scrivete Non Promosso!”...20° puntata

Mercoledì 17 Aprile

 

Venerdì scorso mi è arrivata una telefonata del preside :

-“ Ho chiamato per farle gli auguri… si.. di Buona Pasqua.”

 La voce e l’atteggiamento generale mi hanno fatto sospettare del vero scopo della chiamata,  sotto quelle parole gentili c’era un disegno diverso.

-“ …poi, volevo dirle che …

oggi o un altro giorno.. si.. dobbiamo vederci per chiarire…”

Eccolo! Altro che auguri, bisogna chiarire  il mio delitto di “lesa maestà”!

La lettera di dimissioni ha fatto il suo corso.. ed il suo effetto, ma più di quella certo lo hanno fatto i miei  “buchi” nella  gestione della quotidianità della scuola.

E chiarimento c’è stato!  Dio che chiarimento! ..

.....

(Non riporto quanto scritto nel diario perché son pensieri poco adatti ad una signora, comunque possono essere condensati nella frase con cui ho terminato la pagina  )

 

E’ un piccolo maschilista che vuole le donne sottomesse da esseri inferiori quali le reputa.

Meglio lasciarlo perdere! Coinciso e corretto!

Mi sono proprio rotta e chiudo bottega!

‘Mortammazzati tutti!

 

Giugno

 

L’anno scolastico si è concluso con il solito rito degli scrutini, un accadimento inevitabilmente lacerante per le menti e le anime di chi vi partecipa.

Discussioni a non finire… Il problema di “perdere l’anno”.

Com’è possibile perdere un anno, il tempo non viene mai perso, viene utilizzato in altra maniera, ogni giorno è un’esperienza che ci fa crescere, anche a cent’ anni ogni giorno ci regala qualcosa che ci arricchisce sempre e comunque.

La mia dolce nonnetta diceva : - “ Se fossi morta ieri non l’avrei imparato!  Bon ciò!” -  e sorrideva felice.

La scuola invece da tempo viene vista come un periodo “improduttivo, quindi da “attraversare” il più velocemente possibile per raggiungere l’agognata redditività.

Ammesso e non concesso di riuscire ad entrare nel mondo “produttivo”!

Lo scrutinio dunque è uno dei “pit stop” della carriera scolastica, dal quale si deve uscire velocemente incuranti  delle condizioni di arrivo, e se si viene fermati per guasti  ritenuti irreparabili, apriti cielo! Meglio andare a sbattere il muso contro il muro della vita e rovinarsela piuttosto che ripetere un giro!

I calendari delle sedute sono stati preparati da mesi, le classi sono inserite in una griglia oraria che deve rispettare le esigenze di chi deve presiedere lo scrutinio, cioè il preside, che dovrebbe garantire uniformità di comportamento tra i vari consigli.

Le regole generali sono scritte in tutti i regolamenti ministeriali ed interni, teoricamente nulla è lasciato al caso.

Teoricamente però, perché i consigli di classe sono composti di persone, ognuna con le proprie convinzioni, giuste o sbagliate che siano, e anche se il mestolo è lo stesso, il contenuto della zuppa servita varia di volta in volta, così le differenze permangono, le discussioni pure, e i risultati son diversi, legati come sono alla “politica” personale dei componenti.

E’ buffo osservare il caos organizzato di quei giorni.

I corridoi vuoti vengono attraversati da figure tutte molto simili, che trascinano i piedi stancamente, ma in fretta, carichi di fogli, borse, registri, e qualche bevanda, (perché a giugno generalmente fa caldo), diretti alle aule più fresche, scelte appositamente per le operazioni, con gli occhi stralunati ed un sorriso ebete rivolto a chi incontrano.

Qualcuno scende le scale scuotendo il capo, qualcuno le sale con aria rassegnata, tutti rivolgono una domanda: ”Quanti te ne mancano?” e invidiano chi risponde : ”Finito!” naturalmente senza “ho” poiché ormai le parole sono terminate, dopo tanto battagliare.

Perché gli scrutini son battaglie! Si, battaglie a colpi di numeri scritti su di un registro, con l’appoggio della cavalleria del giudizio che ognuno s’è fatto di quel determinato individuo.

Chi dirige deve farsi un’opinione basandosi su di un rigo di cifre, supportato dalle parole più o meno autorevoli dei vari presenti, e poi poggiare il suo peso, che in caso di parità vale doppio, da una delle due parti, ed allora è importante avere il dono dell’eloquenza per far prevalere le proprie convinzioni.

Alla fine dei lavori i furbi scappano e i soliti ligi al dovere si occupano del verbale e delle trascrizioni varie, un vero mare di burocrazia in cui affoga anche il nuotatore più provetto.

Quando, infine, si torna a casa, si porta con se uno strano senso di colpa misto ad un senso di liberazione che non permette il riposo tranquillo, almeno per quella notte.



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