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  dalmiopuntodivistacon [ considerazioni, opinioni e ricordi di una professoressa in pensione ]
         

Perchè pubblico il mio Diario

Con questi chiari di luna che illuminano una scuola “sgarrupata” ed inefficiente ho pensato che la mia testimonianza reale, perché scritta per liberare nell’inchiostro il veleno o la disperazione o anche l’allegria delle mie giornate, possa mettere in luce quell’impegno, sottovalutato non solo dal punto di vista economico ma anche da quello morale, che fa di una persona “un insegnante” e di una scuola un “luogo di crescita civile e culturale”, senza i proclami vuoti di contenuto di classi politiche prive di intelligenza logica.

Seguirò, riportando le pagine del mio diario di un “qualsiasi” anno di scuola, il procedere del tempo.

Naturalmente son situazioni di parecchi anni orsono che ho deciso, con un po’ di imbarazzo per lo specifico tono autobiografico, di pubblicare in questo spazio che è diventato il mio diario virtuale, sperando che il giudizio non sia troppo severo.

Scuola Maltrattata..1° e 2° puntata.

Dal mio diario ..3° puntata.

Dal mio diario ... 4° puntata

Dal mio diario ... 5° puntata

Dal mio diario ... 6° puntata

Dal mio diario ... 7° puntata

Dal mio diario ... 8° puntata

Dal Mio Diario : Intermezzo...

Dal mio diario ... 9° puntata

Dal mio diario ... 10° puntata

Dal mio diario ... 11° puntata

Dal mio diario ... 12°...

Dal mio diario ... 12°...II°

Dal mio diario ... 13° puntata

Dal mio diario ... NATALE...

Dal mio diario ... 14° puntata

Dal mio diario ... 15° puntata

Dal mio diario ... 16° puntata

Dal mio diario ... 17° puntata

Dal mio diario ... 18° puntata

Dal mio diario ... 19° puntata

Dal mio diario ... 20° puntata

  LIBERA DI SCRIVERE !

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2 ottobre 2018

ESSERE DONNA...

Nell'ormai lontano 2008 ho scritto e pubblicato "ESSERE DONNA". 

Le parole del prof.Strumia riportate dalla stampa di ieri mi inducono a pubblicare nuovamente la mia storia... con un sorriso amaro...


·                    Anni ’60. La finestra della stanza del vecchio convento riconvertito in liceo scientifico incorniciava una larga lama di sole, quel sole di maggio che riempiva le menti degli allievi di immagini di libertà. La vita premeva contro il muro della lezione di latino, ed i secondi erano minuti, ed i minuti ore..

Quel largo grembiule nero che doveva celare  le braccia ormai scoperte e le gonne più leggere lunghe fin sotto al ginocchio pesava come una corazza.

66a8ee32d839938ae8917638f42bb289.jpgFinalmente la campanella della fine! Via il grembiule, sulle spalle il golfino di cotone ed Anna con i libri nella borsa corre verso la libertà sottobraccio a due compagni, uno a destra ed uno a sinistra, tre moschettieri con il passo lungo e sicuro e il sorriso incontenibile  della primavera nel sangue.

La mattina seguente Anna è convocata in Presidenza dove il Preside, uomo burbero, severo, con grandi baffi, la rimprovera per il comportamento “poco dignitoso per una signorina” nel dare esplicita dimostrazione di confidenza verso i compagni di sesso opposto.

Le scuse di Anna e l’espressione compunta son solo di circostanza, pur di fuggire da quella stanza ammetterebbe anche un delitto. Con quei compagni c’è un cameratismo poco “femminile”, ma che racchiude un affetto sincero che nulla potrà scalfire.

·                    Il mitico ’68.  L’Università degli studi di Roma è occupata. Anna, matricola alla facoltà di Chimica, vuole entrare per vedere l’Istituto. Si può passare solo dall’ingresso laterale, dove c’è una scrivania con due appartenenti al collettivo studentesco che selezionano gli ingressi.

-          “ E tu chi sei? Dove vuoi andare?”

-          “Sono una matricola di chimica e voglio entrare”.

-          “Matricola eh? “- lungo sguardo penetrante dalle scarpe alla punta dei capelli - “Tch! Tu non arrivi alla laurea, o ti sposi prima o comunque resti incinta e abbandoni, comunque passa!” .

Ecco la sentenza, era un complimento, voleva dire che non era proprio un “cesso”.

·                    Secondo anno di chimica, prima lezione di “Impianti chimici”.

Entra un professore piccoletto, abito grigio, cravatta in tinta, leggermente stempiato, quel che si definisce “tipo commenda”.

-          “ Oh! Vedo che ci son due ragazze. Complimenti! All’esame io alle donne do un voto in più perché se dimostrano di aver capito almeno qualcosa meritano d’essere premiate!”

Anna lo guarda con compassione e decide di passare dalla facoltà a cui era iscritta, cioè Chimica Industriale, a quella di Chimica Pura, sperando di non imbattersi in altri microcerebrati dello stesso tipo.0bf5274c59d4092cfd231c179c70447b.jpg

·                    Fine Anni ’70. Anna lavora in una ditta Farmaceutica a Roma, ma deve trasferirsi “per amore” a Torino, quindi presenta domanda di assunzione in molte ditte piemontesi, vantando un curriculum decisamente interessante e la volontà espressa di trasferirsi.  Solo poche, pur essendo in cerca di personale, rispondono. Una ditta la invita al primo colloquio, che evidentemente risulta positivo visto che viene fissata la data del secondo colloquio, quello con il “direttore”.

Anna, emozionata e speranzosa apre la porta dell’ufficio del “direttore”, una stanza ben illuminata con l’immancabile mega scrivania.

-          “ Ma Lei è una donna!” Questa è la frase che apre il colloquio.

Il nome è Anna, non Giulia o Andrea. Ha  mandato un curriculum completo. Ha superato un colloquio faccia a faccia con un altro impiegato. Si veste con le gonne, sempre!, perché ha l’incubo dei fianchi larghi! … “ Ma Lei è una donna!”… Ma Noo!

Già, le donne si sposano, fanno i figli, soffrono di emicranie. Che importa se hanno tutte le carte in regola per essere assunte, se hanno un’esperienza pluriennale, se sanno fare benissimo un lavoro specializzato. L’unica cosa divertente del colloquio è l’equilibrismo dialettico del “direttore” che doveva liquidare la “signorina” senza troppo danno d’immagine, come se non l’avesse già fatto!

·                    “Una vita” nella scuola.

Per tutti i dirigenti la docente è “la Signora”, mentre gli uomini sono o “l’ingegnere” o “l’architetto” o “il professore”, chissà perché!. Per molti è difficile accettare anche nella scuola una donna in posizione direttiva,  ogni sua scelta viene discussa più che se fosse fatta da  un uomo. Eppure la scuola va avanti grazie alle donne, alla loro sensibilità, alla loro caparbietà, al loro spirito di sacrificio.

91f8e7f6ec46b66dfe825d24d1439f1b.jpgLa prima frase che ho detto a mia figlia quando l’ho avuta per la prima volta tra le braccia è stata:

-          “Mi dispiace tanto per te, che tu sia nata femmina, ma son felice per me… Benvenuta Ranocchietta mia!”




24 aprile 2018

CHI PAGA ?

Da qualche tempo vengono allaluce, sempre più frequentemente, episodi di bullismo nei confronti deiprofessori delle scuole superiori “grazie” alle nuove tecnologie degli smartphone.

Il riferimento alle“superiori” è importante perché è una scuola che ha a che fare con ragazzi chesono nella fase di sviluppo detta “della stùpidèra”, cioè della stupiditàcostituzionale.

Episodi di prevaricazione neiconfronti di docenti da parte degli alunni ne ho “visti” parecchi nella mialunga vita di insegnante, ma la gestione degli stessi è sempre stata adeguataal comportamento e alla “missione” della docenza.

Nei primi anni del 1900 miononno frequentava il liceo ed aveva un professore di scienze piccolo e rotondettoche indossava sempre braghe bianche che gli mettevano in risalto un “belmappamondo” posteriore. Gli allievi per “idiozia costituzionale” gli miserodell’inchiostro blu sulla sedia. Quando si rialzò sul suo deretano si eradisegnato un magnifico sole blu con tutti i suoi raggi. Mio nonno conosceva amemoria l’intero testo di botanica!

Avere a che fare conadolescenti spocchiosi e convinti di essere onnipotenti, onniscenti , con tuttii diritti dell’universo e nessun dovere non è certo facile, specie sel’obiettivo è aiutarne la maturazione corretta. In questa fase l’unica arma perl’adulto è l’autorevolezza e non l’autorità, il che non sempre è possibileperché si dimentica spesso che il docente è un essere umano.

La transizione dall’infanziaalla maturità (che taluni non raggiungono mai) è un passo difficile da fare, eavviene con  un confronto-scontrocontinuo con l’adulto per determinare i limiti della propria individualità.Purtroppo molto dipende sia dal contesto sociale che dai “prerequisiti”, cioèdalle regole apprese nella fase di crescita primaria, e questo è motivoprevalente.

Un’infanzia vissuta senzaostacoli mette le basi per un futuro privo della capacità di superare iproblemi, che induce quindi o in crisi di arroganza e violenza pura o didepressione a rischio di esiti funesti.

Le liti infantili con “botteda orbi” e con “bande di amichetti” contro “amichetti” insegnano lasocializzazione e la reazione positiva nella sconfitta, ma spesso sono propriogli adulti d’oggi che intervengono rovinando la lezione.

Mia figlia ricorda ancora lafrustrazione del materno “se stavi a casa tua non ti succedeva”, in rispostaalla richiesta di intervento nelle liti con i compagni di gioco, ma così haimparato a gestire autonomamente le situazioni di contenzioso sempre presentinella vita.

Il problema più grave è,invece, la crescita in un contesto sociale che premia l’arroganza e lasopraffazione, diffusa anche tramite “l’etere” con trasmissioni televisive  prive di ogni filtro di buona educazione e dicorrettezza anche morale. Mi riferisco ad esempio a programmi come “scherzi aparte” in cui si provocano volutamente  situazionid’ansia e di panico a qualcuno per puro divertimento dello spettatore. (Infondo anche gli spettacoli per gli antichi romani al Colosseo avevano lo stessofine, divertire la gente di 2700 anni fa.)

Anche “l’sola dei fumosi” (nessunerrore di battitura) o “il grande fratello” sono ottimi esempi educativi per igiovani, saturi di vacuità cerebrale e morale, specialmente nel valore delrispetto nei confronti sia del pudore che della persona. Non parliamo poi deitalk show in cui la violenza verbale e vocale nasconde il vuoto profondo delleargomentazioni e delle idee.

Dal crescere con gli esempinegativi di persone il cui unico scopo è l’apparire per sentire d’essere, per iquali solo il danaro ed il potere da questo comprato è l’essenza dell’esistenza,che giudicano con disprezzo chi non condivide questi falsi valori e necalpestano senza vergogna la vita, cosa ci si può attendere se non uncomportamento aberrante?

Ormai “la scuola” si vuolesia la sola maestra di comportamento, mentre il mondo la svilisce e la bastonaprivandola delle armi per farlo.

Ed a fronte di tutto questochi paga?

La società condanna soloquanto viene  alla luce, il resto è solopolvere sotto al tappeto, e il conto arriva al colpevole in questione, unadolescente a cui nessuno ha insegnato il comportamento corretto, e che forseemula esempi familiari e sociali mai condannati da alcuno.

E sarà lui a pagare anche pergli errori degli altri.


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5 aprile 2017

TEORIA SULL’EVOLUZIONE

Molti anni fa ho scritto un racconto(pubblicato sulla rivista “CnS” ) che spiegava, con parole semplici e moltafantasia (anche se scientificamente corretta), la nascita dall’universo dellavita, dal titolo ovvio : “… E così.. Nacque la vita !! …”

Il racconto terminava con queste parole:

…“Mail gioco più bello lo inventarono proprio gli atomi di carbonio, quando siunirono tra di loro in catena, e, con l’aiuto di tanti idrogeni e di qualche ossigenoe qualche azoto, inventarono tutta una serie molecole, dette“amminoacidi”,  capaci di congiungersipoi tra di loro, e, prova e riprova, un giorno riuscirono a fare sequenze tantolunghe da diventare “proteine” e…   e quila storia può continuare finché dura la vita!”

Ora è tempo di continuare la storia perspiegare alcuni “perché”…

Dunque...

” Proteina su proteina, amminoacido conamminoacido, un pizzico di atomi di metalli e non metalli, tanta acqua e tantaconfusione organizzata, e ne uscì un abbozzo di essere vivente pronto adevolvere in tante varietà assolutamente imprevedibili.

Cominciarono a formarsi talmente tantespecie differenti che, millenni dopo, qualcuno con la mania degli schemi, (forseun ingegnere),  per capirci qualcosa le divisein : vegetali, minerali e animali.

Ai minerali venne data una categoria tuttaper loro, perché di proteico non hanno nulla, ma sono solo o puri o fatti di“Sali”, cioè raggruppamenti di metalli e non metalli legati fra di loro dacompatibilità energetico-strutturale, come il carbonio, (che forma gliamminoacidi di cui già detto,o legandosi con l’ossigeno dà l’anidride carbonicao il carbonato di calcio o di magnesio, cioè quei simpaticissimi sali cheincrostano le tubature), ma quando è “puro” a seconda delle condizionichimico-fisiche (pressione, temperatura ecc.) dà il carbone, la grafite o ildiamante, che sempre carbonio sono, ma hanno un valore commerciale ed unutilizzo ben differente.

I vegetali invece hanno strutture complessea base di glucosio, che è uno zucchero (anche questo a base di carbonio, ma construttura differente) e non un amminoacido, legato in lunghe catene, moltoforti e resistenti, capaci di usare luce e acqua per moltiplicarsi, quindialtra categoria con varianti complesse.

Per quanto riguarda invece gli animali,gli amminoacidi  che formano le struttureproteiche si affidarono alla casualità per fabbricare strutture multiformi,capaci di sorprendere per la loro funzionalità.

Ne uscì di tutto!  Dai peli al tessuto muscolare, al tessutoosseo rinforzato da alcuni sali, che alcune cellule particolari continuano a dissociare e altre a riassociareper rinnovarlo.

Ma il capolavoro fu il cervello! Cifurono milioni di prove prima di riuscire a fare un qualcosa che comandasse lefunzioni generali di un organismo complesso.

Purtroppo la natura non “butta via” mainulla e molte forme, pur se “venute male”, trovarono comunque una loro funzionenel mondo animale.

E la selezione naturale per cui “solo ipiù forti sopravvivevano nel tempo” pian piano popolò il mondo delle forme piùresistenti, i cui esemplari prevalenti sono quelli che oggi si definiscono “testadi ciazetadueo” e/o “coglioni”.

Trattasi di forme vitali la cui materiacerebrale viene utilizzata prevalentemente per due funzioni : il funzionamentodegli organi interni (cuore, polmoni, ecc..) ed il “sistema idraulico”,mediante il quale si riproducono copiosamente.

Una delle caratteristiche principali diqueste diffusissime specie è la convinzione di essere onniscienti e onnipotenti, e sono proprio questecaratteristiche che li portano a mettersi sempre in evidenza ed aspirare allecariche di “comando”.

Purtroppo esiste un’altra variazionesullo stesso tema, ed e la categoria dei “rapaci”, ovverosia degli essericapaci di ogni bassezza pur di ottenere vantaggi per loro.

Queste categorie si sostengono a vicendaed interagiscono a discapito d’ogni logica pur di soddisfare i loro istinti. Laseconda spalleggia la prima nell’arrampicata verso il “potere”, incapaci entrambedi valutare il danno che vanno provocando sul resto dell’umanità e dellanatura.

La prima categoria ha una caratteristicareazione biochimica, limitata ai glutei, che provoca la produzione di un collantespecifico che si attiva in presenza di una “poltrona” e ne rende difficoltoso,se non impossibile, l’abbandono. Oltre a ciò ha la capacità di teletrasportarsida una poltrona ad un’altra appartenente ad altro sito di comando senza danniper se, ma con uso, anzi abuso, dell’energia pecuniaria, caratteristico “cibo”della specie in questione.

Ci sono poi i “coglioni puri”, ovverosiatutti coloro che si fanno bellamente prendere per i fondelli dalla categoriadei “paraculi”, ossia dalle legioni dei fedelissimi delle categorie suddette. Essicredono ad ogni millanteria da questi propinata, ed al contrario della stessarifilata dopo poco tempo.

Nella sperimentazione si formarono anchecervelli normodotati, buoni, ottimi ed eccellenti, ma per questi l’uso dei neuronia scopo riproduttivo fu, ed è ancora, sempre secondario rispetto alle attività intellettuali e creative,permettendo una progressiva caduta “in minoranza” nei confronti delle altretipologie.

Per logica statistica talvolta il“comando” passa nelle mani di qualche personaggio “illuminato”, ma, sempre perstatistica prevalgono gli onniscenti iponeuronici  che pur di far vedere che  sono loro ad aver “scoperto l’acqua calda” siammantano il cranio di foglie d’alloro e s’arrogano il diritto di cambiare lecose a loro immagine e somiglianza.

A questo punto “madre natura” inventa l’autodifesa.

Quando l’energia dell’illogico supera illimite di guardia interviene il caos.

Le classi dirigenti cominciano adincolparsi reciprocamente dei danni provocati.

I paraculi si lanciano in slalom ailimiti delle leggi della fisica.

I rapaci restano in posizione d’attesa adistanza di sicurezza pronti a riprendere un posto di vantaggio.

I coglioni puri in parte prendonocoscienza del loro destino e si siedono sugli scalini del sagrato con la testatra le mani incapaci di capire cosa fare, in parte continuano a credere allefavole propinate.

Le persone normali cercano vie d’uscita  sperando di trovarle.

Gli altri osservano il tutto con un solopensiero : “Ma quando si riapre ‘sto cavolo di varco dimensionale che vogliotornare nel mio universo ‘che ‘sti alieni non li reggo più!!!”




permalink | inviato da AnnaSerenity il 5/4/2017 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



21 febbraio 2016

OLTRE OGNI LIMITE DI DECENZA

Un tempo per penitenza asconto dei propri peccati si fustigava il corpo o s’indossava il cilicio (cordacon nodi stretta sulla nuda pelle), oggi invece si leggono i giornali “nonallineati” e si seguono le notizie sui nuovi mezzi di comunicazione, tipofacebook o twitter, e, se si resiste alla tentazione di rompere ogni cosa, siacquistano direttamente voucher per il paradiso.

“Essere informati” è una verapena senza sconti, perché non c’è via di scampo alla consapevolezza di esserecircondati da un tessuto sociale le cui trame sono strettamente intrecciate conil bieco interesse personale e con la più sordida indifferenza per la vitadegli altri.

Ogni giorno il mondodell’informazione affoga in veri e propri uragani di parole spese pro o controproblemi idioti, usati per seppellire reali rapine da perpetrare a danno deipiù deboli.

Prendiamo ad esempio ildisegno di legge sulle pensioni di reversibilità, depredabili per reperirefondi per il contrasto alla povertà (già, togli al povero per dare ad altropovero !!), nascosto dal “casino” creato ad arte sulle “unioni civili” con osenza “adozione del figlio del partner”.

Naturalmente le pensionid’oro non si toccano, come non si toccano i vitalizi agli ex parlamentari chehanno “lavorato” solo per qualche anno… o giorno.. (versando poco menodel 10 per cento dell’indennità, a 65 anni di età e con cinque anni di mandatoil parlamentare si riscuotono circa 1.500 euro di pensione lorda). 

Per puro masochismo elenco alcuni nomi e sommepercepite:

“..i cappellani militari ricevono stipendi e pensioni dallo Stato e possonomaturare la pensione con largo anticipo rispetto ai comuni mortali: non mancanocasi di baby-pensionati. Tra cui lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, che non èsolo presidente della Cei ma ex ordinario militare. Il prelato, che è anche ungenerale di brigata, ha diritto - secondo alcune fonti - ad una pensioneattorno a 4.000 euro mensili. Nonostante abbia prestato servizio solo 3 anni,arrivato a 63 primavere ha maturato il vitalizio. (sic !!)”.

 “..anche la società civile e lecategorie professionali sono tutte degnamente rappresentate. Dagli avvocaticome Gaetano Pecorella (4.372 euro) e Carlo Taormina (2.150); ai sindacalisticome Pierre Carniti (2.381), Sergio D’Antoni (3.958) e Giorgio Benvenuto(4.581); ai giornalisti come Rossana Rossanda (2.124), Eugenio Scalfari (2.270)e Demetrio Volcic (2.934); ai magistrati come Giuseppe Ayala (5.692), airegisti Franco Zeffirelli (3.408), ai critici d’arte come Vittorio Sgarbi(5.007) e ai capitani d’industria come Vittorio Cecchi Gori (3.408), LucianoBenetton (2,.381) e Santo Versace (1.589).”

Poi prendonoanche bellamente per i fondelli sbandierando ai quattro venti “moralizzazioni”inesistenti come il taglio deivitalizi agli ex parlamentari condannati, infatti su questo la casta ha confezionatoun vero e proprio “pacco”, una cancellazione finta. Sono in tutto una ventinagli ex onorevoli che hanno subito il taglio, ma basta la riabilitazione per ottenere nuovamente la dorata pensioncina.Cioè.. scontata la pena chiedi “perdono” e non solo ti ridanno la pensione, maanche gli arretrati, questo per legge! La riabilitazione, infatti, è una misuradel nostro ordinamento giudiziario che cancella gli effetti penali dellacondanna e le pene accessorie, ma non la condanna.

Ed una maestra d’asilo deve lavorare fino asessantotto anni, occupandosi di 25 mocciosi resi ancor più rompiballe dagenitori incapaci di impartire una qualsivoglia forma di educazione, per avereuno straccio di pensione! E se muore in servizio meglio!, così la pensione direversibilità legata all’ISEE non vale neppure la carta su cui fare la domanda.

Poi c’è tutto il casino sulle “unioni civili”provocato ad arte dai soliti “incivili”. Chiacchiere inutili e presedi posizione idiote di quella nuova specie umana denominata “catto-dem” ecompagnucci, che pone problemi di coscienza soprattutto sull’adozione delfiglio del convivente, quando il primo adottante un figlio non suo fu SanGiuseppe la cui storia è ben nota.

Ma quello che mi fa infuriareè proprio l’evidenza della strumentalizzazione della cosa da parte di gente chenon sa neppure lontanamente di cosa si stia parlando, che ignora totalmenteleggi esistenti o realtà scientifiche, oltre che i congiuntivi.

Le banche fottono i risparmidelle persone anziane giocando sulla fiducia data ai loro rappresentanti esulle “informative” di tante pagine scritte in caratteri piccolissimi fattefirmare , mentre si premurano di salvare i “soliti amici”.

La sanità pubblica è stata messain stato di asfissia grazie alle tangenti ed alle ruberie sui servizi erogatiche hanno generato tagli discriminanti chi può e chi non può.

La scuola ridotta ad unservizio di volontariato obbligatorio (..pur di lavorare..) soggetto a ricattied ingiustizie.

In questo marasma spuntanopoi le incomprensibili ed ingiustificabili idiozie della burocrazia riservataai “poveri onesti”, che  vengonolicenziati per non aver dichiarato di aver pisciato dietro ad un cespuglio a nottefonda quando avevano 18 anni (o giù di lì !).

E quelli che ci stannopisciando in testa dicendo che piove ormai da anni, a quelli neppure uncalcetto negli stinchi tanto per punizione.

Personalmente li evirereitagliando loro la testa! 




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5 luglio 2015

D’ANNATA CULTURA !

In questi giorni ho trovato su “Il Fatto Quotidiano” un “Bestiario della maturità” che riporta alcune risposte date durante gli esami. Mi sono tornate alla mente le chicche da me raccolte sia durante gli esami che nelle mie lunghe giornate tra i banchi.

Ho cercato l’agenda nella quale, in tempi lontani, ho appuntato alcune “perle” e sono ritornata a quel passato in cui, tra mille problemi, cercavo di infondere un po’ di cultura in quelle menti di adolescenti prevalentemente di sesso maschile.

Alla faccia dei “riformatori” della scuola d’oggi che, privi d’ogni rapporto col mondo reale, la vogliono trasformare in qualcosa che non potrà mai essere, posso affermare senza timore di smentita che solo il rapporto diretto ed empatico è capace di trasmettere il sapere, e che nessun Ateneo titolato, nessun super corso, nessun marchingegno intellettuale potrà mai sostituire quell’esperienza diretta che permette all’allievo e al docente di crescere assieme, l’uno nella conoscenza e l’altro nel metodo con cui trasmetterla.

L’ironia ed il sorriso sono mezzi potenti di comunicazione ed è importante la serenità del docente nel rapporto, cosa difficile da avere se vittime del disprezzo della società e dell’incertezza del futuro.

Ricordo spesso uno “scherzo” che facevo nella veste di “controllore dei corridoi” durante l’intervallo. Mi ammantavo della fama di strega veggente ed in questo ruolo intimavo ai ragazzi di entrare nelle classi, poi, blaterando sottovoce con gesti diretti alla soglia, fingevo di lanciare un incantesimo alla fine del quale spiegavo che “il primo che l’avesse attraversata sarebbe stato interrogato e gli sarebbe andata male”.

Era uno spasso! Tutti cercavano di spingere fuori l’amico, poi agguantavano il solito “sfigato” e lo spingevano verso la soglia, per non attraversare la quale il malcapitato si puntellava con mani e piedi agli stipiti. Nel frattempo io mi allontanavo ridendo.

Crudeltà? Forse, ma nessuno mi ha mai odiata per questo, ero sulla loro stessa lunghezza d’onda e i corridoi erano sotto controllo.

Altro divertissement era il serissimo “Stai attento” detto a qualcuno senza un vero motivo. Seguiva un “a cosa? ” del malcapitato a cui rispondevo “Tu stai attento e vedrai”. Generalmente poco dopo succedeva qualcosa, una cosa qualsiasi, alla quale io attribuivo il mio “hai visto? Te lo avevo detto!”. Ecco perché avevo fama di strega. Ma anche di punto di riferimento per qualsiasi problema perché il sorriso mi rendeva “umana”.

La società tecnologica sta cambiando tante cose, ma i ragazzi son sempre tali, preda dei problemi dello sviluppo della personalità e del confronto con gli altri, delle difficoltà di accettare le imposizioni e, oggigiorno, anche del copia-incolla che non fa apprendere, ma solo produrre, il che aumenta il rischi di incappare nell’ignoranza, e così i “bestiari” non saranno mai in crisi.

Anni ’80, insegnavo merceologia :

· Prima dell’estrazione dell’olio .. le olive vanno raccolte..

· ..si ottiene l’olio di salsa

· Il caglio o presame si ricava dal 4° ventriloco dei ruminanti.

· La cagliata è fatta con il vitello

· Il caglio prelevato dal vitello ancora ruminante…

· Il parmigiano reggiano viene cagliato con latte di vitello

· La sudorazione profusa è quella che si ha quando si suda con tutte le parti capaci di farlo.

· Quando si suda la pelle evapora

· Durezza delle acque : troviamo sali crostanti e incrostanti..

· Tramite la data di imbottigliamento si può stabilire l’età dell’acqua

· Biodegradabili sono quei saponi e quei detersivi che si possono sciogliere in acqua

Fine anni ’80 insegnavo chimica :

· Orgia : unità di misura inglese

· 75 + 25 = 95 … !?! …vabbè profff. ma la calcolatrice era rotta.

· La velocità di reazione tra… diminuisce con la diluizione perché l’ha detto il prof. di laboratorio

· Newton : l’inventore della gravidanza universale. (e la prof.: “Si, lo scopatore folle ha colpito ancora!”)

· Br : simbolo del Birilio

· D : Se Giovanni percorre 1200 m in 2 minuti a quanti Km/h corre? R : 360.000 Km/h (il prof di educazione fisica voleva che gli presentassi Giovanni! )

Ed un prof. disse ad un allievo : “ Tu sei una diarrea di parole ed una stitichezza di idee!”

Amen.




25 giugno 2015

NON HO PAROLE

PUBBLICATO IL 16 OTTOBRE 2008... 

NON SO CHE DIRE DI NUOVO...


Ieri sera guardavo uno dei programmi televisivi, e dallo schermo un adolescente arrogante ed incolto raccontava con orgoglio la sua vita di piccolo ignorante parassita .

- “ .. Sti exstracommunitari ce rubbeno er lavoro! Vengheno quà pè rubbarce er lavoro. Se ne devono da annà! A casa loro! Nun li vòlemo! .. Io ce la metterebbe na bomba su le baracche dove stanno.. sotto ar ponte.. Li farebbe sartà ‘n aria!” …

Devastante! Attorno a lui un gruppuscolo dei coetanei .

-“ ..No! Io a scola nun ce vado…nun me piace.. m’hanno detto si nun voi studià và a lavorà. ‘So annato à lavorà pè poco, ma nun me piaceva e allora so restato a ccasa. Me mantengono li miei. L’exstracommunitari freghano er lavoro a uno come mi padre.. no.. o come mi madre.  Li miei lavoreno e me mantengono… Cazzeggio tutto er giorno. ..”

E’ scoppiata la polemica sulle classi differenziali per chi non parla l’italiano… a questo punto quante se ne dovrebbero fare?

Quei ragazzi dallo sguardo sfuggente avrebbero diritto ad una scuola capace di interagire con loro, ma qualcuno reputa improduttivo il lavoro di chi si occupa d’istruzione, esattamente come quello della casalinga, che passa la sua giornata a casa mentre il detersivo X lava i pavimenti per lei, il panno Y spolvera per lei lasciandole tanto tempo libero, ed i figli dopo aver contato i pezzetti di cioccolato nei bocconi, vanno a scuola felici e sereni per apprendere tutto lo scibile elargito da docenti amorevolmente sorridenti e prone ai desideri dei fanciulli.

Accidenti! Non hanno capito un tubo! La scuola produce il lavoratore di domani, ma a chi legifera non interessa. Impadronirsi delle parti redditizie dello stato, quello si che interessa, garantire l’immunità a chi distorcendo bilanci e infognando debiti ha quasi fatto crollare l’economia mondiale, quello si che interessa, ma garantire la possibilità di essere istruiti.. quello è solo un impiccio da risolvere con tagli e sforbiciate.  

Nelle scuole il numero di ragazzi  poco avvezzi, o completamente digiuni della lingua italiana è sicuramente aumentato negli ultimi anni, e il sistema scolastico ha adeguatamente reagito con “progetti di alfabetizzazione” che riunivano gli stranieri in gruppi di studio della lingua italiana in tempi e modi differenti a seconda del grado di scuola, mantenendo però sempre l’appartenenza alla classe di provenienza. Ma questo ha un costo, visto che ci vogliono almeno due docenti in contemporanea.

C’è stato il taglio delle risorse alla scuola, e con questo il taglio dei docenti, l’aumento del numero degli allievi per classe, e, tanto per gradire, anche la razionalizzazione a livello regionale delle scuole con la soppressione di quelle con meno di 500 allievi, il che vuol dire più di 4000 istituti in Italia.

A questo punto un docente che ha davanti una trentina di ragazzini della fascia dell’obbligo, tra i quali parecchi che non parlano italiano, o che lo parlano e fanno finta di non capire, uno sport praticatissimo a quelle età,  che deve fare? Allora, per risolvere il problema, facciamo le classi differenziate, mandando al macero  le esperienze d’alfabetizzazione, così tutti i “rompicoglioni” finiscono in un tritacarne qualsiasi, tanto chissenefrega, e per gi altri facciamo una scuola ai limiti della decenza.

Nel blog di Luk4 ho trovato il discorso di un giurista e costituzionalista di innegabile statura, Piero Calamandrei, sulla scuola. C’è da meditarci .

“..«”Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione , non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.   Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece cha alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. ” » 

 (in Scuola Democratica, 20 marzo 1950. )

Amen!




3 maggio 2015

A QUANDO L’OLIO DI RICINO ?

Parlavo del nuovo significato di “democrazia” e mi viene offerto “casualmente” un chiarimento inoppugnabile, che arriva da Roma, città da cui iniziò la nostra storia e dove finì più volte la nostra libertà :

la circolare del Comune minaccia le maestre. Le minacce sono contenute nella fine della lettera. "Si raccomanda di vigilare attentamente sulla corretta osservanza delle richiamate norme (norme che si riferiscono al fatto che le docenti hanno fornito informazioni ai media circa l'applicazione dei nuovi istituti contrattuali anche inviando foto e utilizzando altri più moderni mezzi di comunicazione) la violazione delle quali integra comportamenti contrari ai doveri d'ufficio ed è fonte di responsabilità accertata all'esito del relativo procedimento disciplinare".>>

Le maestre nei giorni delle vacanze pasquali dovevano essere in servizio presso gli uffici dei Municipi comunali che, impreparati, le hanno rinchiuse nelle sale dei Consigli col divieto, in qualche caso, anche di andare al bagno. Una dichiarazione critica delle docenti messa su facebook o altro social network, darebbe dunque luogo a stili di comportamento non consoni al prestigio di Roma e alla sua funzione di capitale della Repubblica !

Siamo tornati alla concezione di pulito sette-ottocentesca, legata al candore del colletto della camicia stretto intorno al collo per bloccare gli effluvi mefitici della scarsa igiene.

Questa è la nuova democrazia! Zitti e mosca e… proni ai voleri del potente di turno.

Mi domando: quando ritorneremo all’olio di ricino per i dissidenti?

Questa è la nuova frontiera della democrazia. Non passa giorno senza dichiarazioni arroganti.

La ministro della P.I. liquida i docenti come “…squadristi che strillano e gli altri che assistono passivi..”. Li prendi letteralmente a calci nei cabbasisi e poi li etichetti da squadristi strillanti? E vorrei vedere!

Parti con “La buona scuola” on line per farli partecipare al rinnovamento e poi te ne fotti di quei consigli, perché hai già deciso cosa fare, cioè dare 471,9 milioni di € alle paritarie, quelle che per la Costituzione dovrebbero essere senza oneri per lo Stato.

Pretendi i test Invalsi per valutare il livello delle conoscenze nelle scuole dello Stato e poi non te ne può fregare di meno, visto che riduci le entrate e il personale, anzi t’inventi un nuovo percorso per entrare nella scuola come docenti al fine di avere personale gratuito, o quasi, per le supplenze, fermo restando che ogni tre anni se non sei di gradimento al comandante di turno sei fuori.

Per inciso, si parla di flessibilità del posto di lavoro, quello dei docenti lo è che più flessibile non si può!

Personalmente ho insegnato in sei scuole diverse ed in comuni diversi, sono entrata di ruolo dopo  solo 6 anni. Io, con laurea in chimica analitica, ho insegnato da “impianti e finissaggio dei tessili” a “merceologia” a “chimica delle fermentazioni e batteriologia industriale”, materie non troppo legate alle mie conoscenze, ma imparate in fretta e perfezionate in almeno tre anni di lotta con i discenti.

Non dimentichiamo che ho insegnato anche il rispetto e la comprensione agli adolescenti, ma questo mi è venuto naturale, perché agli adulti ho sperimentato che non si può più insegnare.


Se continuano sulla strada della riforma in esame sarà difficile che un docente arrivi ad una competenza decente e gli allievi avranno la vera e giusta scuola per il loro futuro : la scuola precaria in cui ognuno imparerà a navigare a vista e ad arrangiarsi da solo.




28 aprile 2015

QUESTI DANNO I NUMERI !

Potrei scrivere un secondo libro solo mettendo insieme tutti i post di commento alle cazzate dei politici sulla “riforma” della scuola!

Gente avvezza solo all’ammirazione del proprio ombelico ed al confronto degli attributi maschili tra di loro, si lancia in mirabolanti affermazioni sull’effettiva valenza dei metodi didattici e sulla pochezza del rapporto ruolo-tempo dei docenti nei confronti di una politica aziendale, e spara innovazioni capaci di rendere intere generazioni ignoranti come loro.

L’insopportabile arroganza di un capo di governo che palesa opinioni di una supponenza irritante ne dimostrano solo la superficialità e l’inconsistenza razionale:

“Mi fa ridere, se non fosse una cosa triste, il fatto che si proponga di scioperare contro un governo che sta assumendo 100mila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana”.

Piccolo, ma doloso, inganno: quei 100mila che il governo vuole assumere sono i precari, ormai storici, indispensabili al funzionamento a minimo regime della scuola.
E torneranno ad essere precari dopo tre anni. E se brutti e antipatici ai presidi diverranno disoccupati.

Per avere un sovrappiù da destinare alla copertura delle assenze è necessario diminuire il numero della classi aumentando quello degli studenti per classe. Non frega un tubo ad alcuno se poi un laureato in lettere finisce per coprire l’assenza di uno di matematica, tanto la tuttologia è la laurea imperante nel mondo della politica (e dei Q.I. inferiori al 50 che abbondano tra le classi dirigenti).

La scuola è delle famiglie e degli studenti, non dei sindacati della scuola. Se fanno sciopero perché gli portiamo via il diritto di decidere cosa succede nella scuola, fanno bene”.

“Il dritto di decidere” deve dunque essere in mano a chi conosce solo la scuola che ha frequentato, magari privata e confessionale, mentre chi ha bagnato le pareti con il sudore della sua fronte deve tacere e ringraziare?!? E gli studenti di cui tener conto devono forse essere solo quelli delle superiori e in sintonia con chi impone la riforma? Perché per i più piccoli basta che non si diano compiti e si promuova senza rompere i cabasisi  e tutto va bene, specie per le famiglie per cui la cultura è qualcosa che si compera al mercato.

Ma questo vogliono lorsignori : un popolo ignorante che si faccia prendere per i fondelli da lupi mascherati da “salvatori della patria”.

C’è un tale livello d’imbecillità tra di loro che un pirla romano propone <<Scuole aperte h24 per 365 giorni l’anno. È il sogno dell’assessore capitolino alla Scuola Paolo Masini che immagina luci accese anche di pomeriggio e aule vissute perfino d’estate.>>

Ma stiamo dando i numeri?!?

A parte che le 24h prevedono anche la notte, fare della scuola un luogo aperto ad attività extrascolastiche non attinenti alla didattica vuol dire avere personale a disposizione per il controllo e la pulizia dei locali (24h su 24 e 365 gg su 365 ?) e poi organizzare ogni cosa in modo da non interferire con gli impegni scolastici.  Ma forse il sognatore pensa di far tutto con la gente a disposizione con una democratica riduzione in schiavitù !!

Già! Perché ormai è chiaro come il concetto di democrazia delle nuove leve del governo sia la legge del “se non sei d’accordo con me te ne vai e ti sostituisco con chi mi da ragione”, legge che fa dire al “..capo del governo e segretario del Pd che è “necessaria per la democrazia” la sostituzione dei deputati (in disaccordo n.d.r.) in commissione,…”, e al  “..ministro per le Riforme Maria Elena Boschi .. che le minoranze hanno “poca dimestichezza con le regole della democrazia…” a dimostrazione della sua innegabile democraticità.

E per spirito democratico “uno” si arroga il diritto di ordinare e di pretendere obbedienza magari obtorto collo.La minoranza può anche aver ragione, ma il gruppo degli yes man non deve discutere, ma  obbedire.

E per colmare la misura (il premier) si permette anche di prendere per le terga.


Ma attenzione perché dice il proverbio che “chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente”, ed io me lo auguro.




25 marzo 2015

RIFLESSIONI SULL’EDUCAZIONE

Tra i commenti ad un post di Zac ho trovato una richiesta diretta a me:

<< posso chiedere ad Anna un commento su questo?  LINK

L’argomento è l’educazione sessuale di bambini e ragazzi.

Problema complesso, troppo per essere limitato a poche righe. 

Quindi partendo dalla risposta a Stefano ( il cui nikname è per me, leggermente dislessica, impossibile da leggere) rifletto sull’argomento:

“Caro Stefano, dopo giri da rincoglionita e pirlate varie, ti rispondo.

Ho letto, anche se non completamente, la scheda sull'educazione sessuale e quella di genere. Hanno entrambe lo stesso principio di base : l'educazione come rispetto per se e per gli altri…”

Alla fine degli anni '90 ho organizzato nella “mia” scuola, nell’ambito del “progetto giovani”, degli incontri sull'educazione sessuale diretti alle 4° ITIS, giusto per far capire che il preservativo non andava infilato sulla testa dei compagni e neppure ridotto a bomba d'acqua, ma aveva uno scopo preciso. Sono stati incontri con personale specializzato e non con gente qualsiasi della scuola.

La carenza di risorse non ha concesso un seguito all’iniziativa, anche se era stata giudicata positivamente dai ragazzi, perché solo il volontariato permette di fare qualcosa nel mondo scolastico pubblico ( uno dei miei scritti può darne un’idea : “Il mio diario 16° puntata”).

In ogni caso penso che sia compito del genitore la scelta dei tempi e modi d’informazione nel campo della sessualità, anche se so bene che la maggior parte degli adulti non ne sono all’altezza

Avere un figlio non è solo un’esigenza naturale per la trasmissione del codice genetico, ma  anche una grande responsabilità, perché vuol dire immettere una persona in un contesto sociale non sempre incoraggiante e positivo, che necessita dunque di strumenti per affrontare le avversità.  

Il punto focale della questione è nell’impegno necessario a seguire la normale crescita dei figli, rispondendo alle loro domande, quando le pongono e non quando lo si ritiene opportuno, stimolando l’interesse con linguaggio adeguato e con libri idonei (come mamma per la conoscenza dei misteri della nascita ho usato "Il segreto delle cicogne", un libricino illustrato e molto colorato che spiega tutto), ed è una questione di tempi e di rinunce.

Il problema è l’odierna confusione tra sessualità e sesso, mercificato in ogni dove, e le difficoltà insorgono per tenere sotto controllo tutti i canali di informazione e ludici che bombardano le nuove generazioni.

Il senso del limite non è una cosa normale per i ragazzi, va insegnato dalle prime fasi della vita imponendo barriere che non devono essere superate, come l’abitudine al pudore e alla riservatezza nei confronti della propria intimità.

Non è facile opporsi al consumismo di massa, specie se si è genitore privo di autorevolezza.

Il fatto di sostenere che “tutti lo hanno”, per esempio, è sempre stato per me un punto a sfavore della cosa, che ho trasmesso a mia figlia usando il disprezzo per il gregge di  pecoroni. Ma non è stato semplice. Ci vuole tempo, pazienza e fermezza.

Il cellulare, ad esempio, è una delle cose più inutili nella scuola, visto che esistono telefoni fissi e adulti che possono intervenire, ma quanti genitori pretendono che non venga imposto neppure l’obbligo di spegnimento e forniscono i rampolli di smartphone di ultima generazione abilitati anche ad usi inopportuni?

Sopperire alle indifferenze e carenze educative familiari non dovrebbe essere incarico della scuola, ma purtroppo è diventato uso comune delegare ad altri il compito formativo, salvo poi protestare quando l’intervento altrui è reputato sgradito al pargolo. (Pianti al telefono : link)

Purtroppo dire di si è facile, dire di no è sempre difficile, usare tv e videogiochi o pc come baby sitter è comodo, usarli sotto la supervisione o con l’adulto è scomodo. Specie se l’adulto ha altri interessi in gioco.

Essere genitori è un istinto naturale, ma essere buoni genitori è una fatica immane perché prevede di rinunciare spesso ai propri comodi per sostenere i passi della crescita educativa dei figli, coltivando l’autorevolezza e non l’autoritarismo nei loro confronti, cosa non sempre facile.


Concludendo è importante prima di tutto l’educazione al rispetto nei confronti degli altri e di se  stessi che deve nascere anche dagli esempi familiari, poi ogni argomento può essere affrontato con serenità.  




14 marzo 2015

SCUOLA : LEI NON SA CHI SONO IO !

Ormai è lo sport della politica quello di voler mettere mano in settori dei quali non si conosce nulla facendo finta di essere esperti.

Si parla inglese maccheronico immaginando sia puro idioma, si interviene con piglio navigato su questioni sanitarie con la cultura di un pur ottimo liceo classico, si opera una riforma costituzionale concepita in base agli interessi di parte con un voto espresso senza nemmeno conoscerne i contenuti. Si parla di riforma della scuola basandosi sui lanci propagandistici più che sulla realizzabilità degli interventi.

Se la scuola, pur interpellata in un sito dedicato ma ignorato da chi poi si pavoneggia, potesse parlare direbbe : “Parli di quel che conosce perché Lei non sa chi sono io!”

La scuola sono persone e non viti e bulloni, sono bambini, magari viziati o problematici, sono adolescenti insicuri e spocchiosi, sono ragazzi tutti diversi tra loro, ognuno con le sue manie e con i suoi fantasmi.

La scuola sono uomini e donne che vorrebbero essere qualcuno ed invece sono stati etichettati come il peggior nessuno, che fanno del loro meglio nella maggioranza dei casi ma bollati dai comportamenti di quella minoranza infame statisticamente sempre presente.

La scuola sono spazi e tempi, spesso inconciliabili, ma che persone fantasiose hanno imparato a far coesistere.

La scuola son numeri soggetti a scelte individuali che variano ogni anno in tempi spesso incompatibili con l’organizzazione generale.

Cari governo et company, provate a mettere in orario 10-11 materie, alcune per 2 o 3 o 5 ore classe, su 30 ore settimanali, per 16-18 ore docente, per 30 classi su 24 aule più palestra e laboratori, con docenti e insegnanti tecnici previsti in contemporanea, che lavorano su più classi, ma non per tutte le ore, solo per quelle di laboratorio.

Provate a mettere sulla classe un supplente non docente della classe, che quindi non ha “merce di scambio” con i “fetenti”, perché gli adolescenti son furbi come il demonio ed esperti nel fancazzismo.

Poi : “il preside sceglie i docenti tra quelli in graduatoria”? E chi determina quale preside sceglie per primo? E se piglia una fregatura cheffà se la tiene? E se è un preside di parte cheffà sceglie tutti dello stesso partito? (Non intendo politico soltanto, ma anche partito dei lecchini associati).

Nella mia lunga e perigliosa esperienza alcuni anni sarei stata una prima scelta ed altri sarei stata scartata come una mela marcia, vista la mia alternante situazione empatica con la dirigenza.

“Con l’organico funzionale si evitano le classi pollaio”.. eccome no!

Se dividi la classe raddoppi le ore delle 11 materie quindi servono docenti per tutte le ore e di discipline varie, oltre che aule su cui far ruotare le classi.

C’era una normativa che limitava il numero minimo e massimo di iscritti per classe, bastava quella per determinare l’organico, e la pratica delle supplenze brevi era affrontata con le ore eccedenti dei docenti sulle stesse classi, così, con buona pace dei ragazzi, si beccavano magari qualche ora in più con quella belva della prof di chimica che, pur facendo casino con loro, non permetteva di cazzeggiare.

Parliamo dell’orario pomeridiano : negli ITIS c’era e lo hanno tolto.

Se ti fermi al pomeriggio serve un servizio di mensa, o almeno di ristoro, con sorveglianza adeguata, ‘che già durante l’intervallo devi fare il segugio per evitare le “canne” ed il conseguente successivo rincoglionimento…immaginiamo una pausa per il pranzo..

Il discorso del curriculum flessibile è poi bellissimo!

Immaginare un adolescente che opera una scelta delle materie (del corso già esiste con una molteplicità che garantisce decine di percorsi diversi) è garantire uno squilibrio delle conoscenze basato su fattori empatici e di convenienza.

Tutte le altre amenità, caro governo dell’aria fritta, son secoli che girano, come i coglioni della gente oggi, e son secoli che le scuole fanno i miracoli per il bene dei ragazzi.

Il discorso dei soldi è infine la slide più bugiarda. E’ come “quella” che te la mostra sempre e non te la da mai, con le stesse conseguenze pratiche… ci fai il pensiero e poi te la prendi in saccoccia.

E la storia del 5 per mille alle scuole sai che casino!! Già non si capisce bene come funziona su un numero limitato di associazioni, se ci metti tutte le scuole d’Italia… o vanno prioritariamente alle scuole di Firenze e Roma?

Son pronta a pagare il viaggio dal Congo al padre di Cecile Kyenge purché faccia una maledizione, come ha fatto per Calderoli, che protegga gli italiani da questa manica di incompetenti togliendoceli di torno. Chissà che la magia nera non ci salvi!


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2 marzo 2015

LA POLVERE SOTTO AL TAPPETO

Questi son fuori di testa!

E sono anche ignoranti come una scarpa (la cui esistenza ritengo più utile della loro).

L’ultima che si sono inventati per parare le terga ai loro amici è un emendamento al decreto Ilva in cui si permette di usare le scorie d’acciaieria di Taranto in tutta Italia. Sotto le strade, nelle massicciate ferroviarie, come materiale di riempimento per le bonifiche e i recuperi ambientali.

E cambierà anche la normativa di riferimento per stabilire se quegli scarti industriali sono pericolosi e inquinanti oppure no.

Come la vecchia storia dell’aperitivo Rosso Antico ritirato dal mercato, nel 1977, a causa del colorante, ritenuto potenzialmente cancerogeno, ma solo dalla fine di quell’anno lontana qualche mese. Nel frattempo “alla salute !! ”.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Che ci ordinino di respirare a pieni polmoni per depurare l’atmosfera dallo smog?

Ma questi sanno di cosa parlano oppure sanno solo contare il danaro che guadagnano?

Gliene frega un tubo se i soffitti delle scuole si sbriciolano sulle teste dei ragazzi.

‘Mporta ‘na sega se qualche migliaio di persone muore per l’amianto o gli inquinanti … tanto lo fa diluita nel tempo!

E poi siamo tanti, così fàmo posto.

Quello che serve con urgenza è la responsabilità civile dei giudici! ‘Sti fetenti che si permettono di giudicare la gente “perbene” che ha rubato solo poco poco, che ha concusso o è collusa con quella brava gente che fa parte di particolari aggregazioni che garantiscono conforto e protezione. I piccoli delinquenti, invece, possono affollare le patrie galere.

Così fatta questa legge, le conseguenze sono evidenti: il giudice, per non sbagliare, potrebbe non prendersi la responsabilità di emettere provvedimenti giudiziari soprattutto se si tratta di personaggi potenti in grado di criminalizzare in ogni modo il suo operato, con il risultato che tutti possiamo immaginare. E la prescrizione è la soluzione.

La sicurezza e l’ordine sono priorità solo a parole.

Pochi finanziamenti per le forze dell’ordine, ma tante dichiarazioni d’intenti che valgono aria fritta.

Un manipolo di militari che viene spostato da nord a sud a seconda delle necessità di facciata, ma che nessuno vede.

Soldi per gli aerei e le missioni “di pace” all’estero, ma le auto della polizia son tenute insieme con lo scotch. Le auto blu invece non fanno neppure il secondo tagliando.

Poi il solito celodurista si mette a strillare che non c’è sicurezza e che i cittadini si devono difendere da soli, anzi “gli paghiamo l’avvocato” se necessario!

Ma chi c’è in parlamento, te o ‘l mi’ gatto? E prima, quando ti compravi la laurea , il diploma o le mutande chi c’era al governo?

E intanto un giudice che indaga su rifiuti e violazioni ambientali finisce fuori strada in rettilineo e muore… Ma era un magistrato quindi … chissà se affetto da sfiga o da onestà. Che oggi è la stessa cosa.

Chiacchiere idiote sulla scuola come distrattore di massa. Le solite idiozie sull’informatizzazione e sull’alternanza scuola lavoro, poi i soldi vanno alle private e al pubblico solo classi sovraffollate e puttanate sulla creatività della docenza…

Ho insegnato la chimica alle elementari nella classe di mia figlia facendo l’analisi del pH dell’acqua delle rogge 25 anni fa. Ed ancora lo ricordano. Ho insegnato chimica delle fermentazioni con la torta allo yogurth e con la birra. (Per assaggiarla, io astemia, mi sono leggermente ubriacata e giravo con quella specie di pipì nel beker cercando di farla assaggiare ai colleghi… figura di mer..!!).

E non sono un’eccezione. Nel giugno 2005, ad esempio, è stato presentato un lavoro degli allievi della “mia” scuola :

Progetto “ Free Climber “ 1° classificato per la categoria "recreation" del concorso "xplore New Automation Award 2005" indetto da Phoenix Contact, e premiato alla Fiera di Hannover da parte del Ministro Tedesco per la Formazione e Ricerca D.ssa Bulmahn

Ora mi tocca leggere che le ministro cadendo dal pero scoprono che la terra è dura! E la lingua italiana è morta.

Ma l’importante per l’italiano medio è che lo rassicurino promettendogli una raccomandazione per l’amico dell’amico e sostengono anche il lupo di cappuccetto rosso!

Basta !!! Dov’è l’interruttore?




4 febbraio 2015

ARIA DI TIRANNIA

Sinceramente per la rabbia che mi fanno farei saltare in aria tutti i centri di potere, ma più ancora scuoterei fino a farli vomitare tutti quelli che ancora credono alle bugie dei potenti. E dei loro servi.

Da un lato una massa di persone oneste e corrette che lottano per sopravvivere. Sopravvivere e non vivere.

Dall’altro gli altri. Persone convinte di avere tutti i diritti, compreso quello di vita o di morte (per l’indifferenza o il disprezzo) su di chi non è come loro. Complici e artefici della tirannide. E tiranni essi stessi.

L’atteggiamento comune tra i partecipanti politici ai talk show è dispregiativo verso chiunque esprima pareri, e non dico pareri diversi, ma semplicemente pensieri, perché dall’alto della loro gretta autoincensante ignoranza non sanno ascoltare, ma solo sentire, e quindi dissentono.

Ora, chi si abbassa ad apparire tanto misero, convinto d’essere il migliore, è un sottoprodotto della razza umana e con lui lo sono quelli che lo sfruttano in nome di un’audience ormai ridotta all’osso.

Il valore delle persone è determinato dai loro comportamenti sociali e, da troppo tempo ormai, è evidente che siamo mescolati ad una massa fluida di gente di bassa lega, i cui elementi peggiori dettano legge.

Ad ogni passo si inciampa nel pregiudicato o imbecille di turno che pontifica “in nome del popolo”.

Not in my name! Accidenti!

Assisto continuamente a bieche mistificazioni delle norme e delle leggi, legate più che alla conoscenza al “sentito dire”, ed usate per fuorviare l’ascoltatore (o il lettore) e indurlo alla propria mercé.

Nel frattempo, con arrogante indifferenza, continuano a calpestare la gente piegata dalla disperazione, sputando loro addosso sentenze dispregiative ed inventando strade normative che privilegiano chi è forte a scapito di chi è debole.

La lotta all’evasione fiscale riguarda tutti, a patto che abbiano un introito qualunque, cosa diventata difficile per molti.

Ho copiato un commento tra i tanti comparso su di un articolo di un quotidiano on line:

Tanto ci siamo già da terzo mondo, basta un piccolo sforzo, per farci morire del tutto. Non so te, io è da due anni che sono disoccupato, ho 51 anni, non si riesce a trovare lavoro nemmeno se lo pago ( dicono che sono vecchio), non posso curarmi, non percepisco un'euro, ho pagato le tasse come Artigiano Autonomo, e ci facciamo prendere per il culo da questi stronzetti dicendo che ci sarà la ripresa...

Questa è la realtà!

E da una parte ci massacrano con i soliti “distrattori di massa” delle notizie gossip, magari di cronaca nera, dall’altra con le ricette di cucina. Mai però che facessero vedere come si possono sfamare le famiglie senza stipendio e con il frigo vuoto! Ammesso che una casa ed un frigo lo abbiano ancora!

Intanto pensano a far cassa recuperando dalle pensioni la percentuale di rivalutazione, prevista per lo scorso anno al 1,2% ma determinata invece dell’1,1%, quindi verrà trattenuta la differenza percepita. Su 500€ di pensione 5,40€ in meno al primo mese di quest’anno. Alla faccia di chi si fotte decine di migliaia di euro in vitalizi anche se è in galera! Gli auguro pessimi incontri nelle docce!

Nello stesso tempo sono tutti indignati per l’assenteismo nel pubblico impiego, e poi si legge che l’assemblea siciliana ha fatto 30 sedute in 5 mesi con un costo per deputato di 27 euro al minuto e che “per danni erariali sono imputabili solo i dirigenti. Non i politici” (Riforma Pa).

Se questa è equità…!!

La situazione genera frustrazione e questa inietta nella mente più veleno di un serpente.

L’antidoto non lo conosco. Forse sarebbe veder ristabilita equità e giustizia.


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8 gennaio 2015

LA FIERA DELL’IGNORANZA

Assolutamente assurdo!

Stavo meditando sulle reazioni all’assenza per malattia dei vigili romani quando è arrivata la dichiarazione agghiacciante del capo del governo (e non di un passante qualsiasi intervistato davanti ad un bar) in merito alle “due righe”, inserite il 24 dicembre in un decreto, per sanare evasione e frode fiscale e depenalizzare il reato, a primo uso e consumo dell’ex cavaliere.

Dichiarazione: “Il premier: “Se è davvero così la cambiamo””

Se è davvero così? Ma non sai cosa c’è nel decreto presentato dai tuoi ministri?

Come dire “mo’ io ce provo e se va’ bene, bene,.. e se va’ male dico che nun c’ero e se c’ero dormivo!” ..‘Tacci Vostri!

E dopo il “botto” sui mezzi d’informazione tutto viene bloccato!

Era “davvero” cosi, dunque, ed ancora una volta si conferma la malafede di chi vuole apparire un vero innovatore e si dimostra un imbonitore e, per di più, senza coscienza e scrupoli.

Poi la “telenovela” continua con :

Si so’ stato io che ce l’ho infilata, ma mi avevano detto che non c’erano problemi”…

Cioè prima la bugia, poi la controbugia, poi il depistaggio con una dichiarazione del tipo “in fondo mica ho ammazzato qualcuno! Adesso rimedio con altri giretti di walzer.”

Corruzione e mafia a tutto campo. Saltimbanchi e funamboli della politica. Venditori di fumo e acquirenti stregati dalle luminarie rutilanti. Ecco com’è la situazione. E questi vogliono mettere mano alla Costituzione? Si, per trasformarla in carta igienica.

Viene a galla che la corruzione nelle istituzioni è ormai di prassi, che gli onesti vengono isolati o fatti fuori, magari letteralmente, che la gente è spesso obbligata a chinare la testa alle prevaricazioni, mentre chi entra nel meccanismo e si aberra gira con in tasca la vasellina e in mano olio profumato in quantità sempre maggiori per ammorbidire le pelli ormai diventate di squalo.

Però se i pizzardoni romani esasperati dalla situazione che devono sopportare e supportare quotidianamente reagiscono con un “non ce la faccio più” collettivo, allora è polemica! (*)

E chi usa voli di stato da 9000 euro all’ora (si all’ora!) per andare a sciare blatera che “è una vergogna! Provvederemo a cambiare le regole nel pubblico impiego!”

Quindi cominciare dai tuoi comportamenti no?!?

(Anche se poi ad una verifica statistica risulta che : “ Lavoro, nel privato più giorni di malattia che nel pubblico “ )

Tutti scagliano pietre contro “il pubblico” senza però distinguere tra le varie funzioni. Ad esempio è ben differente la vita di chi sta dietro ad una scrivania in una stanza, chi è dietro ad uno sportello a combattere con regolamenti spesso assurdi da un lato e gente maleducata ed incazzata dall’altro, e chi sta sulla strada a fare “il difensore delle regole” in una città senza regole, perché ormai c’è la sensazione generalizzata del diritto all’impunità, visto che “lo fanno tutti”, e questo aumenta l’arroganza e spinge all’odio verso chi vuol far rispettare le norme.

Infine per chiudere la bagarre e distrarre l’attenzione del popolo cencioso e cane dai fattacci loro ecco il ciarlatano che si butta sulla solita scialuppa di salvataggio : la scuola!

Povera scuola, povera istruzione!

Il “faremo una riforma epocale”, ormai diventato argomento cult, suona come un pernacchione, specie se tornano a far sventolare le bandiere della meritocrazia e dell’alternanza scuola lavoro, per non parlare del : Scuola, i nuovi insegnanti obbligati a conoscere l’inglese e l’informatica”… e l’italiano sarà sempre più un optional.

Siamo alla fiera dell’ignoranza dove lo sventolio di bandiere lanciate in aria dai pagliacci cerca di mascherare la merce marcia e puzzolente offerta da mani sporche e rapaci.

(*) Roma, 4 vigili su 5 malati a Capodanno. E tanto per.. “Roma, due vigili urbani travolti da un'auto mentre effettuano rilievi per incidente: entrambi in ospedale, uno è grave” il giorno 4 gennaio.




23 dicembre 2014

BUON NATALE… SI, BUON NATALE UN CORNO!

Auguri di qua, auguri di là, … ma auguri de ché?

Siamo talmente nella merda che neppure con il periscopio si riesce più a vedere fuori.

Quella massa di arroganti sputasentenze privi di ogni senso morale fanno colare fiumi di bugie sulle ferite aperte della società per mezzo dei media, proni al loro servizio pur di entrare nel girone dei protetti.

E nel frattempo si fanno le leggi a loro immagine e misura alla faccia di chi paga con le tasse le loro prebende (Parlamento, commissioni a delinquere: 1 poltrona su 10 a condannati e indagati).

La gente ormai non segue più le mirabolanti acrobazie della politica per stanchezza ed assuefazione. A questo punto la scelta è tra la morte per prostrazione e quella per sfinimento.

Non sono una giurista, sono un chimico, quindi leggere il linguaggio burocratico per me è una sfida (che regolarmente vinco solo grazie al mio livello culturale e ad un serie infinita di parolacce per la mia testardaggine), ma il mio “Q.I. logico” mi permette di dire che un decreto con 755 emendamenti, ognuno dei quali fa riferimento ad un articolo specifico e ai suoi commi (esempio : “..in riferimento alla legge n° tot del x/y/z art.n°5 comma 3 e 4.. e dove sia scritta questa legge e suoi commi sono fatti tuoi..cercatela! ”) è una truffa bella e buona ed è da “figli di madre ignota” porlo in fiducia alle camere, specie se non si concede tempo adeguato alla lettura, analisi (ricerca delle pagine mancanti) e discussione.

Per far passare le peggiori angherie, infatti, basta seppellire tutto in un mare di “emendamenti” e “commi” così nessuno, proprio nessuno, capisce quello che viene proposto e tutti possono dire che hanno fatto qualcosa per l’interesse generale. ..Anche se il “qualcosa” a questo punto dovrebbe essere solo una scarica di cartoni sulle gengive di chi sta pigliando in giro l’Italia senza legittimazione.

Ma quello che offende più d’ogni altra cosa è l’arrogante supponenza delle frasi che vengono profferite allo scopo di smentire lo stato delle cose e di affermare prese di posizione risolutorie per un futuro che mai vedrà la luce.

<< “Dite di essere nella merda, anche se a me non pare, ma non vi lamentate più perché ora chiamo Nembo Kid che vi tira fuori almeno il naso”. >>

Per tutelare il lavoro s’inventano di tutto e di più, dalle tutele crescenti che garantiscono sicuramente la “precarietà” del lavoro, perché è più conveniente rinnovare il parco uomini che aumentare i livelli salariali, ad un possibile licenziamento “per scarso rendimento”, traducibile in un “o me lo dai o scendi” (il cu.. intendo), visto che è ben difficile, nella situazione contingente, fidarsi dell’onestà e della correttezza di chi deve stabilire i limiti.

Non parliamo poi della tassazione!

Bloccata l’IMU ma aumenta la TARI e se non TASI ti aumento anche le ACCISE, a te e tu’ nonno! E l’IRPEF la mollo solo a chi pare a me, per non parlare dell’IVA che forse te l’aumento e forse no, intanto però sul pane è del 4% e sulle slot machine dello 0,6% e non ci penso neppure per scherzo ad aumentarla, sulle slot naturalmente, perché so’ amici mii!

E con ‘sti chiari de luna vorresti che fosse un Buon Natale?

Buon Natale ‘sto ciufolo!




12 novembre 2014

IDIOZIA E VOLGARITA’ DI UN MONDO SFRONTATO

Un’altra supposta pubblicizzata in tv.

Dopo quella effervescente, (che forse deve l’effetto al solletico che innesta una risata intestinale,) ora appare una bionda sensuale che dice di chiamarsi “Eva-qu” con l’effetto immediato di mandarti a cag…!!!

Il collegamento tra il nome femminile e le funzioni intestinali lo reputo offensivo, e per di più è lesivo della dignità di chi si chiama Eva. L’ironia a cui è destinata chi ha quel nome non è difficile da immaginare.

Ormai il limite della decenza è stato più che superato!

Il termine evacuazione, avendo un doppio significato, si presta ad equivoci decisamente divertenti. Durante gli anni della mia carriera ho dovuto presentare agli allievi il “piano di evacuazione” previsto per i casi di pericolo (incendio, terremoto, ecc.) e se viene letto nel senso di “fuga ordinata” è normale, ma se si ha in mente l’altro significato… Non sono mai riuscita a smettere di riderne con gli allievi, inizialmente disorientati, quando informati del “mio pensiero”.

La volgarità è diventata ormai normale, talmente normale che spesso mi trovo a pensare di essere io in difetto.

Quand’ero piccola (oddio si fa per dire..) l’immagine della signora nella fontana di Trevi sui manifesti del film “La dolce vita” era, a detta di mio padre, poco adatta a delle signorine “per bene”.

Oggi per essere “per bene” devi “darla via” alla persona giusta fregandotene se si viene a sapere… anzi.

Orrore per orrore ho letto (o sentito..) un’intervista ad un adolescente maschio che si dichiarava in difficoltà per l’offerta esplicita delle ragazzine di fare sesso, e le stesse dichiaravano che “se non ti sei fatta “stappare” sei una sfigata”.

Si, stappare, come una bottiglia di birra!

Ho raccolto da terra la mandibola ed il cuore… ma che fine hanno fatto i sentimenti?

Il rispetto per se stessi e per gli altri, l’amore vero fatto di tenerezza e di dedizione, la timidezza ed il pudore per l’intimità che rendono ogni rapporto speciale non hanno più spazio in questa società dell’apparenza?

Per non parlare del dilagare dell’arroganza e del disprezzo, specie quello che la classe dirigente mostra per la gente.

Leggo frasi di scherno nei confronti di chi manifesta il proprio disagio sociale.

Leggo e sento ignobili confutazioni in merito a fatti evidenti.

Assisto a risse furiose nei talk show, (ottima scuola per i giovani che poi si convincono sia loro diritto il contestare anche l’acqua calda,) nelle quali il rispetto e la cortesia sono morte e sotterrate e la normale dialettica è sostituita dal polemizzare “a priori” e demandare la vittoria a chi sovrasta con il tono di voce e non all’argomentare corretto.

Ma il massimo della crudeltà della classe politica (a tutti i livelli) è nell’illusione che elargiscono largamente a chi sta affogando nella povertà.

Una somma sbandierata come risolutoria in busta paga, a qualcuno si e ad altri no, forse per un mese, forse per sempre, ma intanto serve a coprire la spregiudicatezza morale di chi parla, visto che è solo un’operazione “pro domo sua”.

Infatti il problema è che ci deve essere una busta paga, e che il limite per averne diritto è talmente basso che molti lo superano, ma intanto il “comune mortale” viene illuso e non si accorge che hanno aumentato qualche tassa qui e qualche lì per compensare l’elargizione, mentre, alla faccia dell’equità, i loro stipendi d’oro (di chiunque sia su di uno scranno o una poltrona) non subiscono decurtazione alcuna. Ed anche le tasse sui patrimoni di rilievo, o sulle eredità superiori ad un milione di euro (cioè quelle d’ogni impiegato o operaio!) non si toccano.

Il top della vomitevole spregiudicatezza è però nell’incentivazione al gioco d’azzardo, sia esso lotto o gratta e vinci o quella lotteria che promuove il sogno di vincere una casa giocando 5 numeri su 40, per il quale la probabilità che escano tutti e cinque talmente piccola da essere insignificante, (1 su 658.008) cioè vinci solo per la classica “botta di c…” e per rispetto della statistica dei grandi numeri (tutti quelli che ci cascano).

Ma un sogno vale più di un litro di latte ed una pagnotta.

Il tutto perché il gioco d’azzardo contribuisce alle entrate tributarie con una media di 9,2 miliardi l’anno e quindi quel sogno serve ai “ladri di stato” per far cassa.

Poi la frase finale degli spot pronunciata in velocità “il gioco è vietato ai minori e può dare dipendenza” e il più vile esonero di responsabilità che quei sepolcri imbiancati possano esprimere (anche se fatto per ottemperare ad una norma legislativa).

Naturalmente dell’aumento dell’aliquota di tassazione dei proventi del gioco non si parla neppure per scherzo, perché quelli vanno agli amici.

Gente sfacciata, ignorante, arrogante e crudele

Son passati più di cent’anni… eppure pare mo’!!!

Trilussa novembre 1910

ER DISCORSO DE LA CORONA

V'era una vorta un Rè così a la mano

ch'annava sempre a piedi come un omo,

senza fanfare, senza maggiordomo,

senza ajutante...; insomma era un Sovrano

che quanno se mischiava fra la gente

pareva quasi che nun fosse gnente.

A la Reggia era uguale: immagginate

che nun dava mai feste, e certe vorte

ch'era obbrigato a da' li pranzi a Corte

je faceva li gnocchi de patate,

perché — pensava — la democrazzia

se basa tutta su l'economia.

— Lei me pare ch'è un Rè troppo a la bona :

— je diceva spessissimo er Ministro —

e così nun pò annà, cambi reggistro,

se ricordi che porta la Corona,

e er popolo je passa li bajocchi

perché je dia la porvere nell'occhi.

Ma lui nun ce badava: era sincero,

diceva pane ar pane e vino ar vino;

scocciato d'esse er primo cittadino

finiva pe' regnà soprappensiero,

e in certi casi succedeva spesso

che se strillava « abbasso » da lui stesso.

Un giorno che s'apriva er Parlamento

dovette fa' un discorso, ma nun lesse

la solita filara de promesse

che se ne vanno come fumo ar vento:

— 'Sta vorta tanto — disse — nun so' io

se nu' je la spiattello a modo mio! —

E cominciò: — Signori deputati!

Credo che su per giù sarete tutti

mezzi somari e mezzi farabbutti

come quell'antri che ce so' già stati,

ma ormai ce séte e basta la parola,

la volontà der popolo è una sola!

Conosco bene le vijaccherie .

ch'avete fatto per ave 'sto posto,

e tutte quel'idee che v'hanno imposto

le banche, le parrocchie e l'osterie...

Ma ormai ce séte, ho detto, e bene o male

rispecchiate er pensiero nazzionale.

Dunque forza a la machina! Er Governo

è pronto a fa' qualunque umijazzione

purché je date la soddisfazzione

de fallo resta su tutto l'inverno;

poi verrà chi vorrà: tanto er Paese

se ne strafotte e vive su le spese.

Pe' conto mio nun vojo che un piacere:

che me lassate in pace; in quanto ar resto

fate quer che ve pare: nun protesto,

conosco troppo bene er mi' mestiere;

io regno e nun governo e co' 'sta scusa

fo li decreti e resto a bocca chiusa.

Io servo a inaugura li monumenti

e a corre su li Ioghi der disastro;

ma nun me vojo mette ne l'incastro!

fra tutti 'sti partiti intransiggenti :

anzi j'ho detto: Chiacchierate puro,

che più ve fo parla più sto sicuro.

Defatti la Repubbrica s'addorme

davanti a li ritratti de Mazzini,

er Socialismo cerca li quatrini,

sconta cambiali e studia le riforme,

e quello de la barca de San Pietro

nun sa se rema avanti o rema addietro. —-

A sto punto er Sovrano arzò la testa

e vidde che nun c'era più nessuno

perché li deputati, uno per uno,

èreno usciti in segno de protesta.

— Benone! — disse — Vedo finarmente

un Parlamento onesto e inteliggente!




14 settembre 2014

LA BUONA SCUOLA!

Inizio anno scolastico ed … ecco quali sono le novità:

Già! C’è un nuovo ministro della P.I. che, naturalmente, deve fare qualcosa di nuovo… come assumere 150mila precari… ma non da subito perché lo Stato “no tiene dinero” ed allora per quest’anno si prova a metterne dentro 30mila… che son quelli già previsti dal precedente ministro e senza i quali non si coprirebbero le necessità minime indispensabili.

Come al solito prendono in giro!

Siamo nell’epoca delle slide e delle comunicazioni via internet. Allora si presenta un sito di proposte e lo si intitola : “La buona scuola”

Forse tanto per evidenziare la differenza con quella che c’è adesso e che si reputa una scuola cattiva?

Porca paletta! Son trent’anni che ministro dopo ministro la scuola pubblica viene riformata con logiche puramente aziendali, d’immagine e politiche, assolutamente prive del buon senso necessario all’educazione culturale dei giovani.

Nel 2007 ho pubblicato “Una presa per i fondelli” e nel 2010 “Povera, povera scuola.. “, in cui esprimo il mio parere sulle dichiarazioni del ministro d’allora, ma sembra che nulla sia cambiato …ancora una volta.

Le proposte son sempre le stesse, come quella della valorizzazione degli insegnanti. Si, quella specie “poco umana” caratterizzata da lazzaronismo e ignoranza, assassina determinata delle libertà dei virgulti della società, e sadicamente decisa ad instilare nozioni inutili nelle loro menti.

Allora, visto che ardono dal desiderio di diffondere cultura, diamo loro più allievi in classe, così aumenta la probabilità che trovino qualcuno che li comprenda…!

Ma santa paletta! Come ciazetadueo si può fare una “buona scuola” con le classi sovraffollate?

Basta pensare ad una trentina di ragazzi del giorno d’oggi, stipati come sardine in classi spesso di dubbia agibilità con un docente che cerca di ottenere l’attenzione senza bazooka o lanciagranate.

Ormai qualche anno è passato da quando con “soli” venticinque dèsesperados sollevavo un lato della cattedra e poi la lasciavo ricadere di botto per ottenere il silenzio. Qualcuno protestava per l’infarto che gli avevo provocato, ma nessuno dubitava della possibilità d’essere sollevato di peso dalla gemella della statua della libertà quale appaio agli occhi dei comuni mortali.

Non so cosa farei con le nuove leve che son state allevate a presunzione ed arroganza, ma so bene che differenza fa avere venticinque o trenta allievi. E so bene anche come sia importante dare loro attenzione, e più alunni hai meno ne puoi dare.

Se poi son marmocchi delle materne che le madri sparano dentro alle scuole con la fionda perchè “non li reggono più” dopo le vacanze, è da immaginare la piacevolezza di quel branco scatenato, tra urla e naso moccioso per le lacrime, capricci per il distacco e mini risse per il dominio degli spazi o delle cose.

Ma questo al governo non interessa un tubo!

Si deve risparmiare, purchè non sulle loro prebende. Quindi chissenefrega della scelta giusta. Basta la slide della “Buona Scuola” e chiacchiere su chiacchiere.

“Le aziende entrino nella scuola”.

A Pirla al quadrato! Negli anni ’98-2000 e seguenti lavoravo con le aziende del territorio a tesine nell’ambito della chimica con allegata premiazione finale in presenza dei maggiorenti del territorio e di chiunque riuscissimo a convincere in cambio del ringraziamento dei nostri allievi. (Il rinfresco finale è stato spesso finanziato da un paio di colleghi e da me, che ero anche incaricata di comperare cibi e bevande al più vicino discount che non si chiamava ancora così. E le bidelle preparavano un’aula con i banchi a ferro di cavallo e le tovaglie portate da casa.. visto che la scuola è sempre stata povera).

E per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro dagli anni novanta c’era già collaborazione con le aziende per stages estivi. Ricordo che un anno un ragazzo della chimica fu messo a guidare un muletto in azienda ed il professore responsabile degli stages fece un casino.

Il tutto “a gratis” per preparazione e organizzazione, compreso il lavoro per le slides che nel 2000 erano d’avanguardia.

Mo’ si son svegliati tutti e vantano l’adeguamento tecnologico.

Per fare una “buona scuola” i pc a quell’epoca li rimediavamo dalle banche della zona, erano quelli che loro “dismettevano”…. Adesso.. invece forse pure.

Tanto per non smentirsi, notizia fresca-fresca, l’ultimo decreto con i soldi destinati alle nostre scuole per il miglioramento e la messa in sicurezza vede inserito anche il Fondo edifici di culto, che è un fondo immobiliare che ha come unica missione la manutenzione e la conservazione di circa 750 edifici religiosi e non contempla scuole nel suo patrimonio.

In fondo non hanno tutti i torti visto che con queste premesse non resta che pregare!


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8 luglio 2014

NULLA E' CAMBIATO

Per caso ho riletto un post scritto nel febbraio del 2012 cioè più di DUE anni fa, ed ho scoperto che nulla è cambiato. Ho vissuto e non me ne sono accorta oppure sono veramente una viaggiatrice spazio-temporale? Boh! 

Ripropongo il post in questione : MI FA INCAZZARE





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26 giugno 2014

VASSALLI E VALVASSORI

La situazione politico-sociale attuale ha risvegliato in me ricordi di quella cultura storica liceale che avevo messo in un cassetto, privilegiando la scienza in tutti i suoi aspetti.

Sono andata a rinfrescare le mie nozioni e ho trovato interessanti similitudini con l’odierno.

 “Tra IX e X secolo l'Europa, che aveva conosciuto un momento di prosperità durante la nascita dell'Impero carolingio,era presto ripiombata nell'insicurezza e nella difficoltà indotta dalla mancanza di un potere centrale, causata da una vera e propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini...”(Wikipedia)

Il tempo è circolare, prima o poi ripassi sullo stesso cammino.

Non ci son più i reali, ma sicuramente ci sono alcune figure che, pur senza corona,regnano e dispongono, e c’è un’Europa in bilico fra “impero” e “nazionalismo”.I cittadini non sono certo “salvaguardati”, direi che son piuttosto “usati”come sgabelli su cui accomodar le terga.

Così torna in voga la “piramide sociale i cui i vertici godono della sudditanza assoluta dei sottoposti” esattamente come nel medioevo.

La rigida separazione in gradini sociali era sottoscritta dai “giuramenti vassallatici” che ogni vassallo doveva prestare al proprio signore e, di conseguenza, sulla vetta c’era un concessore di benefici e a lui facevano capo tutte le altre figure”.

M sembra qualcosa di familiare… sottomissione ad un signore che concede benefici…

La“piramide” era costituita da :

1.    Un Governante,quasi sempre un re o un nobile di alto rango, ma anche un'alta carica religiosa.

2.    I vassalli,solitamente nobili di medio rango

3.    I valvassori,solitamente nobili di medio-piccolo rango

4.    I contadini liberi che per quest'uomo lavoravano. Il loro lavoro obbligatorio veniva chiamato "angaria",( da cui l'italiano "angheria")

5.    I contadini liberi

6.    I servi della gleba

Alla base della gerarchia feudale, al di sopra dei contadini liberi e dei servi della gleba, c'erano i milites e i caballari dotati di scarse risorse ma aventi il diritto e le capacità economiche di possedere un cavallo e un'armatura e di partecipare alla vita delle corti.

Oggi ci sono:

-     Un capo del governo (e uno della Repubblica, collegati tra di loro)

-     Dei parlamentari a capo di correnti e commissioni e di varie cariche con funzioni di comando (vassalli)

-     I parlamentari di rango inferiore con compiti d’immagine e di supina difesa ad oltranza dei loro “mandanti” (valvassori)

-     I parlamentari di bassa manovalanza proni e pronti ad eseguire ogni comando

-     La gente di libero ed informato pensiero

-     La gente legata ai vassalli e valvassori per interesse o per  ignorante stupidità (servi della gleba)

Milites e Caballari  sono inseriti nel sistema con la versione moderna di cavallo ed armatura, (automobile e residenza estera)e cercano di barcamenarsi in questa realtà partecipando alla vita sociale della“corte” pronti alla compiacenza, decisi alla scalata sociale.

L’arroganza dei governanti si è tramandata nei secoli e l’imbecille obbedienza supina dei corrotti in cerca di potere continua a distruggere l’esistenza della massa che,stanca e privata di ogni strumento di intervento, cerca di sopravvivere nella frustrante quotidianità.

Di Robin Hood ne spuntano spesso, ma vengono inghiottiti dalla moderna “foresta di Sherwood” del malaffare, e non trovano più la via di fuga.

Il tempo scorre e dalla similitudine si possono preconizzare tempi difficili.

Il“re” ed i suoi vassalli parlano di riformare la legge base dello stato (costituzione).

Nessuno li ha scelti. Son stati bollati come fuorilegge dalla dichiarazione di incostituzionalità della legge elettorale. Ed ora vogliono introdurre nuove forme di governo fatte ad uso e consumo delle loro terga.

I vertici della piramide vogliono essere dichiarati cittadini al disopra d’ogni sospetto, e al disopra di ogni nefandezza.

Quando ero piccina mia madre mi diceva che anche la “cacca” dei re puzzava come tutte le altre.

Ma chi è abituato a vivere con le mani sempre immerse nel malaffare pensa che il suo odore sia “Eau de Toilette” (tradotto letteralmente: acqua di cesso).

Sono disgustata e furiosa.

Una manica di facce di bronzo si sta appropriando, col beneplacito di una massa di gente incapace di vedere ad un palmo dal naso, di ogni cosa.

Vendono aria fritta e la gente a bocca aperta compera pensando di aver tra le mani il talismano che cambierà la vita.

Il gioco delle tre carte è cosa da bambini al confronto.

Ti do Ottanta euro in più, ottima cosa. Però ti tolgo il diritto a curati adeguatamente, ti dimezzo certe detrazioni fiscali, lo scoprirai prossimamente e non ora, ti aumento qualche tassa qui e là, ti incentivo al gioco d’azzardo però faccio lo spot in tv per dirti che puoi finire male.

Ma una gitarella a “morì ammazzati” quando la farete?

Lentamente,come le gocce di pioggia prima del temporale, la gente comincia a svegliarsi dall’incanto. Il temporale sta arrivando.

Mi auguro che l’acqua lavi via almeno la sporcizia peggiore… ma ci credo poco perché è talmente incrostata al suolo che difficilmente se ne andrà, sembrerà solo più pulita.

 

 




4 giugno 2014

IL DONO DELLA STUPIDITA'

Mai come di questi tempi certe considerazioni sono inoppugnabili. Lo scritto ha la data del Novembre 2008, ma le frustrazioni della mia (e di molti altri) esistenza mi spingono a renderle nuovamente di dominio pubblico in cerca di una smentita. 

Il dono della stupidità.

L’unico significato vero di intelligenza è strettamente legato alla capacità di prevedere correttamente le conseguenze di un’azione o di un evento, basandosi su di un numero di “indizi” inferiore a quello necessario per gli altri, e, quindi, è la capacità di spingere il processo logico a conclusione su basi inconsistenti per molti. Chi possiede tale capacità può organizzare le cose con lungimiranza, precedendo le scelte di chi gli sta intorno, cosa d’estrema importanza quando lo scopo è la sopravvivenza. La capacità di apprendimento, la dialettica, le varie abilità specifiche, sono solo significati parziali del termine “intelligenza”, riduttivi in molti casi, ingannevoli in altri. 

cane a spassoC.jpgCome si definisce l’animale capace di anticipare i desideri del padrone, o di ingannare per ottenere la ricompensa, sia essa una preda o la sua stessa vita? ….“E’ intelligente!”  Certo, perché dimostra, mediante ragionamento, anche se elementare o istintivo, di prevedere il risultato delle proprie azioni (e nessuno sarà capace di dissuadermi dal pensare che la fine del suo ragionamento sia un bel … “tu ti credi furbo, ma sono io che ti prendo in giro” ). 

Già! Ma questo ha un “rovescio della medaglia”. L’intelligenza permette di prevedere prima degli altri gli eventi,  di vedere più lontano, e questo ha come conseguenza il fatto di essere spesso in contrasto con le opinioni altrui, di dover imporre le proprie scelte, o di rinunciare, nell'attesa che anche gli altri arrivino alle stesse conclusioni, ma con la conseguenza che ormai è troppo tardi per porre rimedio ai danni, e questo genera frustrazione e rabbia.

pirlaC.jpgEssere stupidi! Ecco la formula della serenità!

Lo stupido arriva sempre e comunque alla meta da lui prestabilita, perché non è in grado di deviare dal suo cammino. Crede fermamente nelle proprie capacità, sostiene contro tutti e contro tutto le proprie idee, senza prevederne le conseguenze che non siano in linea con il suo obiettivo, pensa di essere migliore degli altri e non comprende ne accetta critiche o suggerimenti.  La frustrazione è, per lui, solo nell’opposizione di chi reputa gli debba attenzione e considerazione, ma, naturalmente, non ne tiene conto,  anzi lo passa nel nutrito gruppo dei nemici. Si crede all'altezza di qualunque compito, sia esso pertinente o meno con la sua specializzazione. 

Essere a capo di una famiglia non è diverso che esserlo di un’azienda o un ministero, tutto sta nell'imporre la propria volontà senza sentir ragioni, contenti che tutti dicano si, magari “piangendo il morto per fregare il vivo”, tanto non se ne accorge. 

Come potrebbe il mondo non apprezzare le azioni  e le risposte dettate dalla saggezza della Sua onniscienza! 

Lo stupido non  vede neppure un millimetro al di là del proprio naso perciò non ha problemi, solo tanti “amici” che lo appoggiano e …  si appoggiano dietro di lui.

Essere stupidi è uno  dei valori per far carriera.neonato.jpg

Essere stupidi, maschi e conoscere “qualcuno” è il massimo! 

Se rinasco voglio essere maschio e stupido, chissà che non mi si prospetti una carriera di spicco nella politica!




29 maggio 2014

LO SGUARDO

In questo periodo di elezioni europee l’attenzione è focalizzata su di un vuoto riempito di parole che vendono promesse come fossero merci.

Parole gridate, discorsi contro, ideali adattati alle presunte esigenze delle platee.

L’io è messo davanti al voi, come sempre.

L’interesse del gruppo ristretto che prevale su quello della collettività.  Fino al cadere nel ridicolo del “dentiere a prezzo scontato”. A “me” i soldi ed il potere, a voi uno sconto sulle dentiere!

Poi, come sempre, trionfalmente viene proclamato che i successi “sono opera mia” e gli insuccessi “solo colpa tua”. Lo sport preferito da troppi : lo scarico di responsabilità.

Quello che viene venduto è la speranza, una merce che ormai ha sempre meno acquirenti.

Troppi anni di promesse non mantenute, di manovre truffaldine a scapito dei deboli per l’interesse venale di pochi, ha ucciso ogni aspettativa.

Si spera a questo punto con rassegnazione o non si spera più.

Un’operaia si è suicidata. Era in cassa integrazione e viveva da sola. «Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti», ha scritto. Ma questo non interessa a quanti hanno potere decisionale.

Centinaia di vite vengono spezzate ogni giorno per i più assurdi motivi, ma quello che li accomuna è la sopraffazione di uomini su altri esseri viventi e chi paga il prezzo più caro è chi è più debole.

Nel nome di un credo, di un Dio, di un’usanza, tutte dettate da uomini  e da uomini interpretate,viene imposta con la violenza la volontà di alcuni, che hanno il subdolo intento di affermare il proprio potere e ricavarne un utile.

Non riesco a dimenticare lo sguardo di Gino Strada durante i suoi interventi a “Servizio Pubblico”. Le sue parole scagliate come pietre contro l’ingiustizia di un potere che esalta la disuguaglianza, che sacrifica i popoli in nome di una pretesa civiltà democratica, proferite con la voce sommessa e ferma di chi conosce la verità dei fatti.

Nei suoi occhi c’è il dolore per l’ingiustizia, per la cattiveria, per la stupidità dei conflitti, che colpiscono sempre i deboli,quelli che non hanno colpe.

Qualcuno risponde di tanti bambini morti in questi anni?? … Non morti per malattie,…ma per pallottole, per schegge, per mine…”

Il volto impallidisce, e lo sguardo si fissa nel nulla, in un nulla pieno delle immagini che hanno riempito la sua vita in Afghanistan.

E continua con la denuncia del comportamento della politica degli stati “cosiddetti democratici”di assoluta indifferenza per l’esistenza delle persone in nome di un obiettivo comune: l’interesse di chi già è ricco.

“Qualunque politico spenda miliardi in questo momento per comprare unF-35 è un cretino. Non sanno nemmeno dov’è  l’Afghanistan. Al Tg1 annunciarono che le nostre navi erano al largo delle coste afghane. Ma quando cazzo mai c’è stato il mare in Afghanistan. E l’Italia approvò la partecipazione alla missione statunitense contro il parere dell’Onu ”…“I nostri politici sono esperti di balle. Prima dicevano fosse una missione di pace, ora finalmente dicono ‘siamo in guerra’”

Ed i suoi occhi diventano bui, pieni della rabbia repressa perle iniquità che ben conosce, per  l’illogicità di tante scelte politiche, per l’ingiustizia sociale che destina il danaro ad acquisti d’armi mentre i deboli muoiono di fame o di malattia in assenza di quell’assistenza che i governi dovrebbero garantire.

Le sue parole sono le mie. Il dolore e la rabbia di quello sguardo li condivido.

Il disprezzo per quegli uomini che difendono la sopraffazione delle guerre e non vogliono (o possono) poi spiegarne l’utilità lo sento anch’io, ed è lo stesso disprezzo che io sento nei confronti di quella gente che rivolge la sua rabbia verso i diseredati che fuggono dai conflitti e dalla fame invece che verso tutti coloro che per avidità e ignoranza hanno provocato le condizioni in cui sono.

E per chi sfrutta questa insensibilità dettata dall’ignoranza per raggiungere i suoi fini provo un odio lacerante.

 


(Da Servizio Pubblico, Gino Strada vs Mauro: “E’ come discutere con l’aspirapolvere”

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo. Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”..…Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”.)




9 marzo 2014

SPERO, PROMITTO ET JURO


 “Spero, promitto et juro vogliono l’infinito futuro”.

Dai miei ormai lontani ricordi di scuola è venuta a galla questa regola del latino perché, a questo punto, l’Italia sta affogando in questi tre verbi profferiti ad ogni istante per dimostrare buona volontà, lena e coraggio ed infondere fiducia…si, fiducia…

Ma quale fiducia è ormai più possibile se anche a livello della lingua dei nostri “padri” son solo indicazioni di un “infinito” futuro?

La “mia scuola”! La “mia povera scuola”! Usata come palco dall’ultimo arrivato!

E quello splendido gruppo composto da “idioti interessati” e “idioti e basta” usa addirittura una vetero-usanza, quella della canzoncina ad personam cantata dai bambini,  per disporsi a tappeto ai suoi piedi. 

Il Furboide di turno non è andato a visitare la scuola in cui piove dentro.

Non è andato in quella il cui soffitto è crollato.

Fa più immagine spiegare a dei bimbi in grembiulino immacolato in una scuola tirata a lucido che “facebook non vale un abbraccio” e poi illustrare che ci saranno… si, ci saranno, (al “futuro”), son pronti e ci saranno, stanno arrivando… (son anni che son li, pronti per essere promessi).. i soldi e tanti, tutti per la scuola, che intanto si arrangia come può visto che arriveranno, promesso al futuro, e se non se li mangeranno i ladri ai vertici delle piramidi di cui la scuola purtroppo è la base!

Questa società dell’immagine vende speranza ad un futuro che senza una buona educazione e con poca cultura resta senza speranza.

Ormai l’immagine è diventata merce. Per ottenere qualcosa devi andare in tv e piangere o urlare. Allora le tue disgrazie fanno notizia e se sei svelto ad approfittare della luce dei riflettori forse rimedi qualcosa.

Il valore di una persona è connesso con due fattori : la notorietà ed il danaro.

Molti anni orsono era legato a ben altri valori : la rettitudine e l’onestà.

Oggi se sei ricco puoi commettere qualunque reato! Al limite compri la prescrizione. Poi, se sei ricco e potente è evidente che son gli altri che sbagliano nel giudicare.

Ed anche se sei noto hai una corsia preferenziale.

Due fatti dell’ultimo periodo mi hanno offerto un motivo di riflessione :

-       una persona viene investita sulle strisce pedonali da una star. Preoccupazione per la star e poche notizie sulla vittima dell’investimento ben più gravemente ferita. Solo in un secondo tempo c’è stata qualche notizia in più.

-       un tassista milanese morto per una banale lite (per un “quasi investimento” sulle strisce pedonali) che ha un angolo buio, quello della compagna del “colpevole” che per lo stress, esasperato dai media,  partorisce all’ottavo mese e della neonata che potrebbe averne delle gravi conseguenze. Ma loro infondo non fan parte di alcuna cerchia e perciò non sono importanti.

In ogni fatto che accade ci sono persone coinvolte loro malgrado. Ed è su costoro che ricade il dolore più profondo, quello dei senza colpa e senza diritti.

Spesso le conseguenze di un atto inconsulto sono che tutti i problemi che lo hanno generato vengono scaricati su qualcun altro che, a quel punto, non ha neppure più il diritto di piangere in pace, di continuare la sua vita com’era prima.

Ma la fatica di essere “nessuno” in questa società che vive di stereotipi e nell’ammirazione egoistica del proprio orticello non lascia speranza.


E’ l’infinito futuro che si allontana sempre più, e solo il ritorno all’esaltazione del “galantuomo” ed al disprezzo del “furbetto” e del “così fan tutti” del gregge dei disonesti può riavvicinare il futuro e quindi la speranza.




28 febbraio 2014

ERA MEGLIO MORIRE DA PICCOLI

Era meglio morire da piccoli, con i peli del c… a batuffoli, che morire da grandi soldati, con i peli del c… bruciati..”

(queste erano le parole che accompagnavano la marcia dell’esercito del Regno Unito di Gran Bretagna verso Boston e da un po’ mi frullano nel cervello.)

Ascoltavo, in realtà senza volerlo, una delle solite onorevoli (si fa per dire..) presenzialiste che riempiva con le sue parole vuote lo spazio del solito talk show, e tiravo fuori dai cassetti della mente i peggiori epiteti appresi nel tempo, sparandoli a mitraglia nei suoi confronti ed anche in quelli della manica di mangiapaneatradimento della classe politica che da giorni vende fumo, mentre la gente arrostisce nel fuoco dell’indignazione e della rabbia per la situazione attuale, quando… squilla il cellulare:

“..mamma di Marco – dice una voce a me nota, mia sorella – vero che sei contenta se lui mangia tutto? diglielo velocemente che poi lui mangia”. Voce flautata e morbida.. “Ammmore… mangia tutto che fai contenta la mamma”.. rispondo e ne ottengo un piagnucoloso “va bene” completato da un grazie mamma di.. e da una risata di allegra complicità su di un sottofondo di vociare infantile e di stoviglie in uso.

Siamo due sorelle che vivono in due regioni diverse, accomunate da una professione, anche se a livelli differenti, quella d’insegnante. Insegnanti di vecchia scuola, un po’ cerbero ed un po’ mamma.

Periodicamente vengo usata come sostituto materno di supporto psicologico a bimbi in crisi (altro post) o in fase di capriccio (interpellata come Befana prima di Natale).

Quelle telefonate, di cui non verrà chiesto alcun rimborso, anche se chiaramente determinate da  “necessità di servizio”, sono state fatte da una persona che si guadagna fino all’ultimo spicciolo di quella miseria di stipendio che ha, mentre la faccia di bronzo che dice cazzate in tv scarica anche le mentine per l’alito fetido, oltre a guadagnare almeno 10 volte di più.

A questo punto mi sono venute in mente le parole dei vari ministri della P.I. che vogliono stimare il valore degli insegnanti in base al merito, e mi son chiesta come e chi possa valutare un’abilità del genere, e quanto possa valere la capacità di risolvere con fantasia una tragedia così enorme per un bimbo di tre anni o poco più.

Quanto varrà per la burocrazia quell’abbraccio rassicurante di una voce distorta dal telefono, cercato e ottenuto da una maestra che vuole fare bene il suo mestiere?

Ho già detto e scritto tanto in merito che ora l’unica cosa che mi frulla nel cervello sono parole di assoluto disprezzo per chi ha rovinato questo splendido mondo della scuola, cercando di tradurlo in una succursale di qualche trasmissione tv pregna di ignoranza arroganza e stupidità, e di profonda gratitudine per quella numerosissima schiera di docenti che per amore del proprio lavoro continuano a tentare di non far troppi danni viste le direttive imposte.

Era meglio morire da piccoli, con i peli del c… a batuffoli, che morire da grandi soldati, con i peli del c… bruciati..”



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permalink | inviato da AnnaSerenity il 28/2/2014 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 gennaio 2014

PER NON DIMENTICARE

PER TESTIMONIARE UN PASSATO DA ME CONOSCIUTO DIRETTAMENTE DALLE TESTIMONIANZE DI CHI LO AVEVA VISSUTO RIPUBBLICO UN MIO SCRITTO IN CUI HO FERMATO ALCUNI RICORDI D'INFANZIA



Un pomeriggio al sole

(La paura di dimenticare)



La signora Anita era seduta sulla panca appoggiata al muro bianco della casa , e , rilassata , offriva le membra al caldo abbraccio del sole di luglio, per raccoglierne tutto il calore, fino a riscaldare il midollo delle ossa , attraverso quella strana pelle un po’ avvizzita , attraverso quelle vene così evidenti sotto il colore dorato dell’epidermide , per far riscaldare anche gli organi interni che, a suo dire, conservavano ancora il freddo del suo passato.

La figura dalle forme scarne, i capelli bianchi come la neve, che contrastavano con l’abbronzatura del viso, il naso aquilino, spartiacque tra i due laghi profondi e scuri degli occhi, tutto era offerto al sole, perfino le dita restavano aperte e distese per accogliere il calore.

Era capace di restare immobile per ore, su quella panca dura, con le spalle ed il capo appoggiate a quel muro bianco, nell’angolo del giardino trasformato in orto, dove il sole d’estate indugiava dal tardo mattino al pomeriggio inoltrato, creando un’oasi di luce nella quale trovavano rifugio, insieme ai gatti, la signora Anita e le villeggianti che ospitava nella sua grande casa.

Nei pomeriggi di sole, abbronzarsi era un modo di trascorrere insieme qualche ora nell’ovattato sopore del “dopo-mangiato”, scambiando pensieri e desideri, sogni e ricordi, in un disordine selvaggio e pieno di fantasia.

La grande casa bianca, con le persiane ed il tetto scuri,  aveva due entrate: sul davanti al piano terra e sul dietro al primo piano, così da rendere i due spazi indipendenti.

L’estate  il piano superiore ospitava sempre qualche famiglia che voleva trascorrere qualche mese in montagna, in quella valle verdissima, con il torrente che scorreva a fondo valle , il Biois, con le case arrampicate sul fianco esposto a levante, così da prendere il sole da quando compariva dietro il crinale del monte di fronte, sino a quando scompariva alle spalle di quello al lato lontano.

Il piccolo paese, sulla statale che portava ad uno dei passi delle Dolomiti, viveva del turismo estivo ed invernale.

L’aria tesa, lavata dalle fronde dei boschi e profumata dalla resina dei pini di montagna, rinfrancava i polmoni e lo spirito di chi la respirava.

La signora Anita e le sue amiche, sedute sulla panca, osservavano, filtrando la luce tra le ciglia socchiuse, i bambini che giocavano girando dietro lo steccato, per nascondersi sotto alle panchine del piccolo chiosco di legno, costruito in mezzo al prato scosceso, nell’unico  terrazzamento esistente, e ricordavano le avventure belle e brutte del passato.

Una bimba dagli occhi curiosi, paffutella e pigra, adorava sedersi ai loro piedi per ascoltare le “fiabe” di vita vissuta.

La signora Anita era ebrea, e ,negli anni della guerra, era una giovane sposa che viveva nel ghetto di Venezia.  Abitava in una delle Calli, aveva una bella casa con le stanze grandi e luminose, raccontava, con l’altana che guardava i tetti delle case sul Canal Grande. Se si sporgeva un po’ vedeva il campanile di una chiesa.

Venezia è piena di “cese”, “canaii”, “gati”e..”sorsi” (chiese, canali, gatti e topi) naturalmente, le vecchie e care “pantegane” che  “le spaventa anca i gati coi so oceti rossi come el fogo”. 

Nel ghetto di Venezia le leggi razziali, all’inizio, venivano interpretate un po’ a modo loro, la gente era abituata a convivere con razze e religioni diverse, mori, arabi, nordici, slavi, turchi, ostrogoti e, forse, i veri nemici, per un veneziano erano gli austriaci, quelli del ..”..sul ponte sventola bandiera bianca.”!

Quelli erano ancora nel sangue dei veneziani e quel “bafetin” di Hitler era austriaco, e Mussolini “ghe ‘ndava drio!”…”tute monade! I ‘brei xe venesiani da sempre, no i xe miga  foresti, … par cosa vuto che i sia nemisi!”! (gli andava dietro- tutte scemenze-gli ebrei son veneziani da sempre non sono forestieri…perchè vuoi che sian nemici!)

Solo pochi accettavano le norme razziali, la maggior parte dei veneziani continuavano la loro vita senza dar retta alle grida fasciste o naziste.

Venezia è, ancor oggi,  una repubblica a se stante nel sangue dei suoi cittadini, la mentalità del vero veneziano autoctono è il prodotto di secoli di vita sul mare, di commerci di tutto e con tutti. La vera “razza superiore”, per chi è nato a Venezia, è il veneziano puro, frutto della miscela dei più pregiati DNA, selezionati dalla vita dura del marinaio, dell’esploratore, del commerciante.

Anche il dialetto è una barriera per gli estranei, solo se nasci nelle calli, tra l’odore dell’urina dei gatti, mescolata alla salsedine e alla muffa dell’umidità permanente , solo se muovi i primi passi sul granito lucido dei corridoi in penombra, solo se succhi il latte da un seno offerto davanti ad una finestra sul canale, solo se ti addormenti con la nenia della “Nineta” , solo allora fai parte di quella razza eletta, che non rinuncia alla sua flemma se non per bestemmiare quando interferisci con la loro quiete, di quella parte di umanità che non permette ad alcuno di imporle il suo pensiero, capace di rispondere, magari tra i denti, senza mai chinare, se non in apparenza, il capo.

Così la signora Anita ed il suo piccino continuavano a vivere nel ghetto, dovevano solo fare attenzione a non incappare in qualche stupido “foresto” che non avrebbe rispettato le regole non scritte.

Ma il tempo e la guerra cambiano tante cose, ed anche tra i veneziani “doc” qualcuno cambia idea.

Quelle case nel ghetto sono belle e le camicie nere sono autorizzate a prenderne possesso.

Gli ebrei hanno il meglio del commercio a Venezia, le botteghe più in vista sono le loro. Ed allora perché non perseguitare gli ebrei? Farli sparire e prendersi tutto?!

La signora Anita ha tanti amici “ariani “ che non sono d’accordo con le “sparizioni” legalizzate e le offrono aiuto.

Lei sa su di chi può contare, ma è pronta a tutto, anche al tradimento, il mondo è diventato così strano!

-“ Una mattina , saranno state le tre e dormivamo tranquilli, ma, come sempre ormai, con un occhio solo perché giravano voci di retate improvvise sempre più frequenti, quando sento bussare piano alla porta.

Mi alzo subito, era il Nani che, con gli occhi stralunati, mi diceva che i fascisti stavano portando via tutti quelli della zona ed erano già dal Notaio Camberle, e stavano arrivando anche nella mia zona!

Non chiedo niente , corro in camera e m’infilo i vestiti pronti sulla sedia, preparati nell’evenienza che… già!    Proprio di dover scappare in fretta.

Prendo la borsa preparata nell’armadio, poi corro a prender Pietro nel suo lettino , non lo vesto ma lo avvolgo bene nella coperta, Lui mi guarda in silenzio, ha capito che non deve piangere, non so perché, ma sa che non deve farlo. Lo stringo al petto e passo la borsa a Nani, nella borsetta ho già tutti i soldi e gli ori (era pronta anche quella), poi, giù per le scale, saranno passati al massimo tre minuti, e via nella calle scura attaccati alle pareti viscide, verso le fondamenta nuove , dove abita la Rosy, la sorella del Nani, che “..la ne speta “.. (ci aspetta)

Dio! La paura! Non credo di aver mai tirato il fiato per tutto il tragitto!…ma la strada  era libera, i fascisti erano dall’altra parte.”

La signora Anita fissa con gli occhi socchiusi un punto lontano, quasi il ricordo fosse un film proiettato sulla montagna di fronte.

Le parole fluiscono dalle labbra sottili, dipinte con un rossetto rosso carminio, che s’infiltra nelle piccole rughe  attorno alla bocca. La voce è sommessa al ricordo del “cuore che batte impazzito”, degli occhi spalancati nel buio, del bimbo che non piange, della corsa nella notte, del rumore degli scarponi dei soldati che si allontana alle sue spalle.

Il Nani era il “fratello di latte” di suo marito, quel suo primo ed unico amore,  partito per lavoro da tre mesi e sparito nel nulla. Mille ipotesi.. tante ricerche… le voci di treni rastrellati.. secchi di lacrime, un bimbo da curare e proteggere…. in quegli anni nessuno poteva fermarsi a compiangersi. Si doveva combattere per sopravvivere, per trovare, con il pane quotidiano, la speranza di un domani.. qualsiasi domani fosse, ma sempre domani.

Il momento storico era pieno di mostruosa stupidità e bestialità e le lacrime erano un lusso.

Per fortuna c’erano gli amici veri, quelli che mettono a rischio la loro vita per aiutarti, meglio dei fratelli, molto meglio di tanti parenti.

Che corsa verso la casa della Rosy, e poi in silenzio su per le scale, poi dietro la porta dello sgabuzzino, con il rumore dell’armadio tirato avanti per nasconderla,…

¬   “ Zitto mio piccolo amore, zitto zitto e fai la nanna, la mamma ha paura, ma tu non devi piangere, non fare rumore..”  

La luce fioca della candela faceva brillare quegli occhi neri come se dentro ci fosse una brace, le piccole mani si muovevano, una afferra una ciocca di capelli neri, l’altra infila  il pollice in bocca, e pian  piano,  il sonno interrotto riprende lieve la via dei sogni.

In lontananza si sentiva lo sciabordio dell’acqua del canale e  qualche voce acuta portata dalla brezza mattutina, la candela, quasi finita, si stava spegnendo, non c’era molta aria nello sgabuzzino, la branda preparata da tempo, lo occupava quasi per intero.

Meglio scegliere come rifugio una stanza senza finestre, perché i tedeschi contavano le finestre prima di controllare le stanze! Picchiavano anche i muri per sentire se c’era il vuoto.

Il campanile segnava le ore.

Le quattro, nemmeno i gatti giravano più per Venezia durante la notte, tanti erano scomparsi, pochi continuavano a guardare la luna dai tetti.

Silenzio e solo silenzio, che portava le voci lontane.

La signora Anita si ferma, persa nei sui pensieri, la casa lasciata in fretta, nemmeno il tempo di chiudere a chiave…già tanto buttano giù la porta! .. non si torna indietro per rischiare la vita per due vestiti. Nella borsa c’era tutto quello che serviva. …il po’ di denaro rimasto, i gioielli, la foto di mamma e papà, morti da ….. secoli… la foto del matrimonio.. i certificati … i vestiti di ricambio, il fornellino a spirito per scaldare qualcosa … non si sa mai. 

Gli occhi socchiusi nella luce del pomeriggio sembrano frugare ancora nella borsa, le mani offerte al sole muovono impercettibilmente le dita, come in un gesticolare negato. Nell’improvviso silenzio l’atmosfera si riempie dello stormire delle fronde accarezzate dalla brezza pomeridiana, mescolato al fruscio del torrente che scorre in fondo alla valle. 

La signora Anita rincorre i ricordi mentre le ascoltatrici sono ancora avvolte dalle sue parole, solo la bimba avida di “storie” non sa attendere il normale flusso degli eventi ed incalza la ripresa del racconto con :

¬   “ …poi sono arrivati i crucchi?”-

La denominazione gergale suscitava , nella piccina, l’immagine dello stereotipo del Tedesco con gli stivaloni lucidi e gli occhi di ghiaccio, che incuteva terrore al solo apparire, figura, per antonomasia, del male.

Un sorriso appena accennato rivela il piacere per l’interesse suscitato, ed un lungo e lento respiro precede la continuazione del racconto:

¬   “Per fortuna avevano fatto il pieno nel ghetto e non hanno pensato di continuare col resto di Venezia.  Alle sei della mattina il Nani e la Rosy ,pian piano, spostano l’armadio per farci uscire. 

“ No ghe se più nisun in giro , te pol vegner fora, cosi parlemo del da farse.” 

Sono uscita come se fossi qualcun altro, non riuscivo nemmeno a pensare, le gambe sembravano piene di botte da quanto dolevano, non avevo quasi più sangue nelle vene, solo acqua, nella quale dondolava il cervello come se fosse in gondola, stavo per svenire e la Rosy mi ha preso sottobraccio e fatto sedere sul sofà.

¬   Per quella volta l’avevo scampata, ma dovevo riuscire a recuperare la lucidità per pensare a dove andare, non potevo stare a lungo a Venezia, non era più  sicura, ma dove andare? Avevo immaginato tante volte l’evenienza, ma in quel momento non riuscivo proprio a pensare; la paura era stata tanto grande che mi aveva fatto dimenticare anche che cosa voleva dire pensiero! Solo le immagini della notte riuscivano a passare le barriere  della paura generando altra paura! Vedevo le ombre dalle quali spuntavano i fantasmi delle guardie, sentivo ancora dietro le mie spalle il respiro affannoso del Nani, (Che Dio lo Protegga come lui ha protetto me e Pietro, è l’uomo più buono che ci sia al mondo,) sentivo ancora il puzzo del canale e le voci che gridavano “Rauss!!”, tutto il resto non lo capivo, anche le voci che mi parlavano sembravano essere altrove.

¬   “ Tien!  bevi  el  se cafè de orzso, ma almanco el se caldo e sucherà! Così el te tira na scianta su!  Bela stremida sta note eh! ”.

¬   La Rosy cercava di rincuorarmi con la sua tranquilla serenità, riportandomi alle normali esigenze quotidiane, e lentamente io ricominciavo a rivivere, come quel sole che sorgeva, dalla bruma del mattino, nelle calli di quella Venezia che conoscevo tanto bene. Pietro dormiva tranquillo nella branda, con le braccine appoggiate al cuscino, indifeso e tenero, dovevo pensare a lui, pensare dove andare e come arrivarci! “

L’espressione della faccia rivolta al sole rivela, anche sotto la rigidità della posizione, l’angoscia mai dimenticata di quel momento.

I bambini corrono intorno berciando come scimmiette allegre, ed il vento continua a raccontare le sue favole passando tra i rami. La bimba accovacciata nel sole guarda rapita le rughe del volto, che si accentuano nelle varie espressioni.

¬   “Il Nani e la Rosy andavano e venivano dalla stanza affaccendati nelle incombenze quotidiane, tutto doveva restare normale per non suscitare l’interesse dei vicini. Erano gente fidata, ma non si poteva mai dire….meno persone al corrente dei fatti e maggior sicurezza.

Ma non era opportuno restare. Sia il giorno che la notte  decine di occhi spiavano da dietro le persiane. L’effetto peggiore di quel regime era il sospetto che aleggiava anche nelle famiglie stesse.

Pensate che alcuni genitori, fascisti convinti, spingevano i figli, sin dalle elementari, a controllare i compagni e i maestri e, poi, riferire loro.

Potete immaginare quanti innocenti finivano ai Piombi, torturati e anche uccisi di botte!!

“I Bocia no i ga miga  el discernimento par capire serti discorsi! Spero che quella gente la  staga brusando nel più profondo dell’inferno!”!

Dove potevo andare? Come fare per non far correre rischi a quella brava gente!?  Essere Ebrei o aiutare gli Ebrei era la stessa cosa. Finivi comunque nel gruppo di quelli che mandavano in Germania! “.

Il sole scottava sulla pelle, solo la brezza  fresca che spirava dalla valle verso il monte concedeva di offrirsi in quel modo ai suoi raggi.
La signora Anita, invece, si rifugiava nell’angolo protetto, dove anche il muro scottava, ed il riverbero della parete, imbiancata a calce, faceva socchiudere gli occhi della bambina, che non abbandonava neppure per un istante di fissare il volto scavato, per coglierne la più piccola espressione.
Anche Pietro, di tanto in tanto, si univa al gruppo, e , per un po’, ascoltava le storie, prendendo il sole seduto sul ceppo di legno di un vecchio albero, tagliato tanti anni fa.
Pietro era un ragazzo, o meglio un uomo, alto e magro, con gli occhi neri pieni di una triste dolcezza, con i capelli neri e lucidi che brillavano nel sole, con lo stesso naso della madre e le mani bellissime, dalle dita forti ed agili come quelle di un pianista che spacca la legna tutti i giorni. Era sposato con una fanciulla dai capelli lunghi e castani, molto timida,  che non si univa al gruppo che di rado, e restava in disparte senza partecipare ai discorsi. Avevano un bambino di pochi anni, che assomigliava al papà.
Pietro parlava poco, aveva un tono di voce profondo con una nota di durezza che non spariva neppure quando sorrideva nel parlare.  La bimba ne subiva il fascino, ma qualche cosa la spingeva addirittura a trattenere gli sguardi a lui rivolti, non osava avvicinarlo in alcun modo. Cercava di immaginarlo bambino, privo di quegli strani “tic” che lo costringevano a storcere la bocca o girare di scatto la testa, che la madre diceva essergli venuti per le paure di quei primi anni di vita. Non riusciva ad immaginare altro che quegli occhi grandi e tristi.
Il racconto della Signora ogni tanto si interrompeva, poi riprendeva con il ritmo dei pensieri che non sempre possono essere tradotti in parole;

          -“Il Nani, visto che il coprifuoco era finito,  con la scusa di comprare il latte, sarebbe       andato verso casa mia per vedere cos’era successo, io dovevo stare tranquilla, se avessi avuto paura potevo chiudermi nello sgabuzzino, tanto la Rosy era capace di spostare l’armadio. Pietro poteva passare per il nipotino della Rosy,  il piccolo di sua    figlia aveva la stessa età, e così non sarebbe stato al costretto nello sgabuzzino. Non c’era fretta di decidere, prima dovevamo pensare bene a tutto, perché un errore   sarebbe stato la fine! 

Quando Nani è tornato erano le sette passate, aveva la solita bottiglia di latte in mano e una busta con un po’ di pane sotto il braccio.

Aveva incontrato un amico che portava via da Venezia la gente passando per la laguna, era fidato perché lavorava anche per i partigiani che operavano verso Padova e su per Trento, dove era scappato suo figlio per non andare a fare il militare con i tedeschi. Procurava cibo e vestiti, se avevi qualcosa allora pagavi, se no.. beh! Pazienza! Tanto di fame non sarebbe morto, diceva.  Ma trattava solo con gente conosciuta, era meno pericoloso anche se comunque il rischio era alto! Di quei tempi non si era mai sicuri di nessuno!

Gli aveva regalato un pezzo di pane fatto dalla moglie con la farina …”robada alla mensa dei ofisiali, tanto ghe ne gera tanta!” dalla nuora.  Nella cucina della  mensa Ufficiali lavorava la moglie del figlio più vecchio, che era soldato in Croazia, nella sussistenza, e si arruffianava i generali così da proteggere la famiglia a Venezia.  Anche la “so dona”, da brava cuoca faceva la sua parte con i tedeschi e le camicie nere!,…. preparava certi risotti col nero di seppia!!!  … e poi si faceva saltar fuori la farina ed altro per la sua famiglia! “.. basta che tei ciapi par la gola! Tanto sempre omeni i se’!!… Anca  quel crucco del capo-cogo, … do smorfiete,  lavorar ben e duro, e el sera tuti do i oci!”. 

Il Nani non aveva ancora parlato di noi, ma aveva trovato la strada giusta per la fuga.  Prima di tornare era passato anche vicino alla mia casa. C’erano ancora le finestre chiuse, ma non aveva osato andare a vedere; un altro amico, incontrato in latteria, gli aveva detto che avevano rastrellato tutti quelli della calle vicina, avevano sparato tra gli occhi a quella povera vecchia mezza paralitica, che viveva da sola vicino al dottore. Il dottore era già scappato con tutta la famiglia da una settimana. Evidentemente qualcuno lo aveva avvisato che ci sarebbe stata una stretta anche a Venezia.  

Quella bella ragazza, che stava con la madre e due fratelli più piccoli nella casa davanti alla bottega del fornaio, l’avevano portata al comando con la camionetta del Oberfhurer , di certo non l’aspettava un bel destino! Se le andava bene sarebbe diventata la “schiava” di qualche graduato, e quando non fosse più servita… allora caput!!! Anche quelli del negozio di pasticceria pareva fossero scappati prima dell’arrivo dei fascisti. Ma nulla era certo!”

 Il sole “mangiava” le  piccole nuvole bianche che si rincorrevano nel cielo cavalcando turbini di vento irrequieti, scomparendo poi nelle onde di calore dei suoi raggi.  Un gatto bianco e nero puliva con cura maniacale la sua pelliccia,  seduto tra i vasi di pelargonio rosso sul davanzale  della cucina.

-“Miriam, quella ragazza si chiamava Miriam, ed era una maestrina dolcissima, adorava i bambini e , quando ci incontravamo, faceva sempre sorridere Pietro giocherellando con lui.  E’ scomparsa quel maledetto giorno e non si è più saputo nulla! Solo uno dei fratelli, finiti nel campo di Dachau, è riuscito a sopravvivere, era un bambino sveglio e sano, e con l’aiuto di un Kapò, che ne aveva fatto il suo piccolo schiavo giocattolo, aveva salvato la pelle, ma forse solo quella, perché non era più riuscito a diventare un uomo normale. Povero ragazzo! Tornato aveva cercato la sorella, voleva dirle che la mamma era morta subito, appena arrivata nel campo, mentre suo fratello grande era finito tra i lavoratori ed era stato ucciso dalla polmonite e dalla fame. Anche mia sorella è scomparsa durante una retata, anche lei forse è finita in un campo! Dopo la guerra ho cercato in tutti gli elenchi, ho guardato tutte le foto e i filmati che ho trovato, ho chiesto a chiunque per sapere ….  , ma niente!  Non sono riuscita a saper niente! Sparita nel nulla, come tante!”

Tra le ciglia socchiuse gli occhi appaiono umidi al ricordo tanto caro. La sofferenza vissuta nella scomparsa del marito prima, della sorella poi , nessuno dei due né certamente morto né ancora vivo, lo struggimento dell’attesa, l’angoscia dell’immaginare torture ed aberrazioni note per altri, la vita che scorre ineguagliabilmente  e dolorosamente viva, tanto da far dolere anche li piacere d’essere vivi … tutto è riassunto nella smorfia del  volto della signora Anita, che, ancora una volta, domina il dolore dei ricordi più duri e riprende il racconto:

-“ Il Nani e la Rosy seduti al tavolo della cucina guardavano Pietro che beveva il latte appena portato e mi chiedono cosa devono fare :  parlare col Tony, aspettare di sapere cosa è successo a casa mia, non fare niente. ….. “ Niente?! Non sono capace di far niente! Devo risolvere il problema. Forse a Padova, da mia sorella, posso trovare rifugio” , rispondo, ” ma non sono sicura di quello che dico, perché non la sento da quindici giorni e, anche se è sposata con un cristiano e rischia di meno per via del cognome con cui è conosciuta, è sempre a rischio! Poi suo marito è soldato con gli alpini e lei vive con la suocera, di quella non mi fido perché è una vecchia becera che sopporta a mala pena mia sorella per amore del figlio! Poi le varie cognate … magari c’è qualche fascista convinta!  Forse se il Tony va su per Trento potrei arrivare in montagna dove ho la casa. Forse là, in quella valle secondaria, dove bisogna andarci apposta perché non porta da nessuna parte se non sulla montagna, forse posso stare tranquilla. Là tutti mi conoscono da quando ero ragazza! Si è la cosa migliore! Parlane col Tony!”

L’idea mi sembrava buona, sentivo rinascere la speranza, vedevo la vecchia casa come un rifugio sicuro, se fossi riuscita a raggiungere la zona di Trento poi sarebbe stato facile arrivare, anche a piedi, fino là ! Sono un bel po’ di chilometri, ma si potevano fare! Tanto era quasi estate e si sarebbe potuto dormire anche all’aperto.

Il sole arroventava le borchie di ferro della panca, ma erano i ricordi che bruciavano di più. 

La voce della Signora Anita in certi momenti diveniva solo un sussurro, ma il racconto continuava perché nessuno poteva cancellare l’orrore di quegli avvenimenti, ed il raccontarli era come esorcizzare un fantasma trasformandolo in una fiaba, ed era la bimba seduta su di un ceppo proprio di fronte a lei, con lo sguardo attento che le dava l’impulso a seguitare.

       “Bene o male anche quella maledetta giornata passò; bene dovrei dire, perchè Nani,  trovato Tony all’osteria, l’aveva invitato a casa con una scusa, per fare in modo che mi mettessi d’accordo con lui.

L’amico era un tipico veneziano, dai tratti del viso poteva aver avuto per parenti lontani anche dei mori, parlava  con una voce baritonale che sembrava rimbombare nel torace, aveva occhi grandi e neri come il carbone, che si trasformavano in fessure brillanti quando pensava intensamente. Dovevo fidarmi di lui, come mi fidavo del Nani, potevo forse fare altro?

Mi accordai per passare dalla laguna. Lui andava spesso a portare roba a Jesolo, poi conosceva tutti i canali che portavano verso San Donà di Piave, e da lì si poteva andare col carretto del suo amico, che faceva le botti, fino a Conegliano, portando su  botti nuove e vuote e tornando poi indietro con quelle vecchie da riparare, e almeno qualche damigiana piena, così se incontravi i crucchi ..” te‘i imbriaghi e i te deventa megio che amisi!”... Da Conegliano, con qualche mezzo di fortuna,  sarei potuta arrivare a Belluno.  Poi sarebbe stata facile, una lunga passeggiata in salita verso Agordo , Cencenighe, Celat ! Dovevo solo viaggiare senza farmi vedere, sperando di incontrare meno gente possibile, perchè la mia faccia non è proprio da “ariana” !

Tony mi avrebbe segnalata ad alcuni amici partigiani che stavano su per quelle montagne, anzi, a Conegliano, il socio del suo amico era dovuto “sparire” per non andare in guerra con i tedeschi, e la moglie andava spesso a trovare i suoi genitori che vivevano a  Belluno, forse avrebbe potuto aiutarmi. “

La bimba, con i capelli illuminati dal sole, che pian piano si allontanava verso il tramonto, ascoltava rapita, non muoveva neppure un muscolo pur di non perdere quella che per lei era una fiaba. Amava, odiava, si commuoveva come la signora Anita, in una simbiosi empatica che coinvolgeva entrambe creando quasi un pianeta a parte, il pianeta dei ricordi per l’una, della Storia, quella con la S maiuscola, per l’altra.Le altre persone presenti, cullate dalle onde di calore del sole tra una folata di vento e l’altra, seguivano il racconto, forse già sentito, senza intervenire.
C’era la signora Maria, con i suoi occhi celesti come il cielo all’alba, nascosti dietro le lenti degli occhiali da sole, amica di tanto vecchia data, da ritenersi quasi messa nella stessa culla della signora Anita, che continuava a sferruzzare annuendo di tanto in tanto.
Poi la signora Anna, alta e massiccia, riempiva di se una sedia sdraio posta vicino alla panca, ed ogni tanto chiudeva gli occhi dietro alle lenti scure, per un tempo sufficiente da far pensare ad un sonnellino. Il cicaleccio  dei bimbi, la voce melodicamente roca dell’amica, il fruscio del vento ed il lontano brusio del torrente , la cullavano, e, lo diceva talvolta, le facevano dimenticare di essere al mondo, facendole sognare il paradiso.

“La notte passò tranquilla nello sgabuzzino. Avevo preferito dormire chiusa dentro, così mi sentivo più sicura. Tra le braccia  tenevo, quasi stretto, il mio piccolo Pietro per assaporarne il profumo e trarne la forza per difendere a tutti i costi la sua vita.

Mi ricordo di aver dormito ben poco la prima notte, tesa ad ascoltare i rumori, sempre con il pensiero della partenza che sarebbe dovuta avvenire all’improvviso, quando fosse stato il momento favorevole per passare senza essere visti. 

Tony sarebbe venuto a prendermi all’improvviso, dovevo essere pronta e uscire in massimo cinque minuti. 

Pensavo a mio marito, pensavo a mia sorella che non avrebbe saputo nulla perchè sarebbe stato troppo pericoloso avvisarla.

Forse non avrei più visto i tetti delle case di Venezia, forse non avrei sentito più l’odore delle calli, anche quello mi pareva un profumo in quei momenti. 

Sento ancora il battito del mio cuore in quelle ore.  Per anni interi non sono riuscita a passare una sola notte senza sognare quei momenti! Per anni ho avuto l’incubo di svegliarmi e dover ripercorrere la strada ora da qui ora da lì, ma sempre  col pericolo nella mente e con l’angoscia nel cuore.

Destino? Non sono più stata capace di pensare al domani, tanta è stata la forza con cui mi sono costretta a vivere ora per ora,  sempre nel presente, altrimenti sarei impazzita!  Cercare la forza di andare avanti, di lottare, di fidarmi  di qualcuno, decidere quale fosse la strada giusta, è stata la cosa che più mi è rimasta dentro, dopo la paura!

Tre giorni e due notti sono passati prima che Tony trovasse il momento giusto.  All’osteria aveva avvertito il Nani di tenermi pronta per la mattina dopo, e così è stato.

Alle quattro di mattina con una borsa, una borsetta ed un fagotto, il Pietro, son partita in barcone, nascosta sotto un grande telo, verso la laguna. 

Ho ancora davanti agli occhi il baffo di schiuma che intravedevo tra il telo e la barca, sento ancora il gelo di qualche spruzzo che mi arrivava sul viso da qualche fessura, anche se ero rannicchiata come un rotolo di corda, e come la corda ero rigida e nello stesso tempo pronta a qualsiasi manovra.

Verso il centro della laguna il Tony ha spostato il telone per farci respirare.

Pietro, dormiva tra le mie braccia, quanta paura che si svegliasse  piangendo nel momento meno opportuno! Ma non è successo, quasi un miracolo! 

Vicino a San Donà, di nuovo coperti dal telone fino all’arrivo ad un piccolo molo  sul canale nella campagna, alle porte del paese.

Ormai il sole era alto, e sul molo c’era un omino, seduto su di un carretto pieno di botti,   che fumava tranquillo  con gli occhi persi verso il mare.

Tony, accostata la barca dalla parte del carretto, senza parole o segnali ci ha fatti scendere e ci ha fatto nascondere in uno spazio creato tra il cassone del carro e le botti accatastate.  C’era un terribile odore di vino inacidito, ed il calore del sole aveva creato una strana atmosfera ovattata.  Una mano mi ha porto una caramella, una vera rarità a quel tempo, serviva per non far piangere il bimbo, ma tra le mie braccia c’era un piccolo uomo che pareva conscio di quello che stavamo facendo, e si limitava a sbarrare gli occhioni neri, stringendo la mia mano che gli cingeva la vita.

Forse saranno stati i fumi dell’alcool, oppure la tremenda stanchezza per la tensione della fuga, o forse è stata solo la forza di vivere che mi ha fatto addormentare insieme al mio bimbo, credo, ma, un solo istante più tardi sono stata svegliata , eravamo arrivati  nel cortile interno di una casa di campagna, oltre San Donà, quasi a Motta di Livenza e l’omino, senza dire parola, ci faceva strada verso la casa, dove c’era solo una vecchia seduta davanti al camino, mentre sulla stufa bolliva qualcosa.

La donna senza età, con un sorriso mesto, accarezzava la testa del cane ai suoi piedi, dovevano avere vissuto le stesse esperienze, perché avevano la stessa stanchezza negli occhi, e la stessa pazienza nelle movenze.

Tony ci ha fatti sedere alla tavola e ci ha messo davanti una scodella colma di latte e un piatto di polenta fredda.

Mentre mangiavamo in silenzio, è arrivata una ragazza dagli occhi del verde più verde che avessi mai visto, bruttina nell’insieme, ma gli occhi valevano tutto.

Tony ha detto che si chiamava Dora, e  ci avrebbe aiutato ad arrivare a Belluno, lei conosceva tutte le strade di campagna della zona, avremmo dovuto solo usare la bicicletta, ne aveva una con un cesto sul davanti, Pietro ci sarebbe potuto stare comodo.  Del pericolo nessuno parlava, tanto lo si sapeva. 

La voce di Dora era chiara e melodiosa, parlava sommessamente, non sprecava le parole, organizzava il viaggio cercando di pianificare ogni cosa parlando con l’omino, a cui si riferiva come “zio Bepi” , o alla donna, che era “zia Anna”. Sapeva i nostri nomi, e sorrideva spesso a Pietro, impegnato con il latte e polenta, ma attento ad ogni cosa. Trasmetteva una sensazione di sicurezza e di calma che rassicurava tutti, in fondo faceva quel percorso almeno una volta la settimana per conto suo, avere con Lei  un fardello pesante come una donna ebrea ed un bimbo non sembrava essere nulla di speciale. Forse non era la prima volta, ma non glielo chiesi mai, neppure dopo la guerra quando l’ho cercata per ringraziarla, e l’ho trovata con tutti i capelli bianchi per uno spavento che aveva preso, di cui non aveva mai voluto parlare, ma che era rimasto anche nel fondo dei suoi occhi, un’ombra scura in quel verde così bello, la tristezza lasciata da qualche orrore vissuto a cui non aveva potuto che assistere.

Talvolta la vita  impone di scegliere senza concedere tempo o spazio ai sentimenti, bisogna usare la ragione per fare la cosa giusta, e durante la guerra, mille e mille volte il cuore doveva essere chiuso nella cassaforte della ragione, per percorrere la strada dell’opportuno, salvo poi a morire dentro, soffocati dalla sofferenza talmente grande da far  imbiancare i capelli e sparire ogni traccia di sorriso nello sguardo.”

L’angolo della casa iniziava ad essere meno soleggiato, e la brezza soffiava sempre più fresca, indicando che il pomeriggio cominciava ad essere inoltrato, le ombre si allungavano sulla montagna  mentre la vita nelle stradine del paese tornava lentamente a scorrere dopo il riposo meridiano. Sui viottoli tra le case cominciavano a comparire i ragazzi in cerca di compagnia, tra i pini ed i castagni volavano le cornacchie gracchiando, e i bambini cominciavano a reclamare la merenda, quegli splendidi panini che profumavano di “pane” , farciti con burro e marmellata, il burro della valle e la marmellata di mirtilli o ribes o more o lamponi o fragole, colti  dai cespugli o dai rovi lungo i sentieri tenuti segreti, come i luoghi dove crescevano i funghi più belli.

Solo la piccola seduta davanti alla signora Anita non sentiva che le parole dette, vivendo il racconto con la sua fervida fantasia, e non avrebbe mai voluto che s’interrompesse, ma il tempo non era tiranno e le storie potevano essere raccontate con calma, impiegando anche giorni e giorni, rimandando a “domani” altri ricordi, da disperdere nel sole della siesta, perché la vita acquista altro valore quando viene vissuta dopo tante tragedie, ed il tempo si dilata, rendendo sensibile ogni istante di cui è formato ogni secondo, che forma ogni minuto, che forma le ore della tua vita.

“Basta per oggi,  andiamo a preparare un po’ di caffè e poi facciamo due passi verso Forno passando per il bosco, così cogliamo qualche fragola da fare questa sera, ci state? Non imbronciarti piccina, la storia è ancora lunga, ma se te la racconto vuol dire che finisce bene, non ti pare? Dai, vieni, ti regalo qualche prugnetta di quelle che ti piacciono tanto, le ha colte Pietro questa mattina. Andiamo…”





15 gennaio 2014

LA SCUOLA CHE VORREI ?

LA SCUOLA CHE VORREI ?

Caro Einstein, nella tua famosa citazione sulle cose infinite hai dimenticato la paraculaggine della classe politica italiana.
Sinceramente non trovo parola diversa per definire il comportamento dei cosiddetti legislatori visto che ne “infilano” una dietro l’altra e non ci credo nemmeno se mi pagano che lo facciano per dabbenaggine.

Fanno un decreto e subito lo smentiscono con dichiarazioni tipo: “Scusate abbiamo scherzato! Però intanto pagate che poi vi rimborsiamo… forse… o forse no… ”… intanto ci hanno provato!
Emanano una normativa e non si accorgono (?) che è in contrasto con quella precedente se non addirittura incostituzionale.
Promulgano decreti “omnibus” in cui infilano di tutto e di più per poi dire, se scoperti, “Oops! Non lo sapevo che..”. (Cioè.. neppure l’hai letto o non capisci quello che leggi?)
Il punto fermo è in tutti i casi che vince chi ha più forza nella voce o peso “negli amici”. Vedi il decreto sulla restituzione delle somme percepite dagli scatti d’anzianità dei docenti, che come importo da recuperare in totale vale meno di mezzo F-35 (se non ho capito male) e il ministero della finanza ha gentilmente detto al ministro della P.I. “… ciazetaduei tuoi come li rimedi, però dal tuo portafoglio devono arrivare, la cazzata della retroattività ormai è fatta dunque …”. Ed ora si attende la stangata per i bilanci delle scuole pubbliche, perché alle private non toglieranno neppure una lira, ci scommetto!
Già! Perché il vero punto di forza irrinunciabile e intangibile della nazione è nella difesa, che deve essere in
grado di reagire all’arrivo degli ufo che stanno per invadere il pianeta, (lo sappiamo tutti no?), l’istruzione invece non difende nessuno, anzi danneggia “il popolo” perché gli permette di capire quanto siano grosse e inutili nei confronti della malattia le supposte che prescrivono i medici del governo.
Poi ci sono le boutades che servono per deviare l’attenzione dal fatto che nulla è possibile fare, come il sondaggio su “La scuola che vorrei”.
Mccheffai? Prendi in giro? Questo direi io. Usando magari un termine meno educato.
Questa povera, povera scuola! (link ad un post del 2010)  Distrutta mattone su mattone dalla sfilza di incompetenti arroganti passata negli ultimi trent’anni (con qualche breve eccezione, ma breve!), e tenuta su da migliaia di persone che, nonostante tutto, credono ancora nel loro lavoro.
La scuola che vorremmo?  Ma santa papera! Come se i mali della scuola non fossero ben noti!(link ad articolo pubblicato on line nel 2006!)
Potrei elencare decine di miei scritti sulle puttanate fatte nel tempo dai vari “riformatori”, la cui regina è stata la riformatrice per eccellenza, M.me gelmini (minuscolo voluto), colei che ha sempre interpretato “d’istruzione” come “distruzione” agendo perciò adeguatamente.Ma sono stanca!
Tanti anni fa, durante uno dei corsi di aggiornamento frequentati, una psicologa ci chiese di trasformare in un’immagine grafica il concetto di insegnante che avevamo di noi stessi ed io disegnai una finestra spalancata su di un mondo fantastico e fantasioso.
Ecco la scuola che vorrei. Una finestra aperta a cui far affacciare i ragazzi, tenendo per mano chi ha paura dell’incognito, mettendo sotto ai piedi di chi non arriva al davanzale uno sgabello o sollevandoli di peso, indirizzando lo sguardo dei più curiosi agli angoli più difficili da vedere, e quello dei più deboli  verso le forme di base.
Ma per far questo ci vuole cuore ed intelletto, due caratteristiche che la società dei rapaci ha sepolto sotto la melma dell’interesse personale e dell’avidità.
Da: “Compro una vocale” un piccolo stralcio in tema:
            ..” E Tu, Ministro della Pubblica Istruzione, Tu che riempi la Tua bocca di parole altisonanti, Ti sei mai calata nella realtà che mille e mille di noi, stupidi esseri Umani, Insegnanti di professione, armati solo della nostra Disponibilità, della nostra Sensibilità, e dei nostri Valori, viviamo giorno dopo giorno, per dare un futuro a quelle menti che hanno il diritto di sbocciare liberando ingegno e creatività.
Tu che allevi i tuoi figli con l’aiuto di personale specializzato, e li mandi a studiare all’estero, per preparare il loro futuro in una bolla dorata, Ti sei mai “sporcata le mani” raccogliendo le lacrime di un ragazzino in crisi di disadattamento, o ti sei mai metaforicamente pulita la faccia dallo sputo di un genitore che ti accusa di qualsiasi delitto?
Hai sempre scelto gli interlocutori per i tuoi comizi e per le tue collaborazioni, senza ascoltare chi ha maturato un’esperienza pluriennale con la parte più critica della popolazione scolastica, e, nella logica utilitaristica di chi non ha mai guardato oltre li muro del suo giardino, hai scelto di riportare la società a due gruppi distinti : i nobili ed i servi della gleba!
Io, profondamente serva della gleba, ma con la cultura di un nobile e la forza di gigante, percorrerò l’ultimo tratto del mio cammino a testa alta, fiera di aver generato una figlia a cui ho trasmessi i miei valori, e di aver contribuito a rendere liberi tanti Uomini, perché ho insegnato loro a pensare, e con questo a scegliere, anche di avere un cuore.”




5 gennaio 2014

LETTERA DELLA BEFANA


Miei piccoli amici,

Ho sentito dire nei giorni passati che molti di voi non credono che esista Babbo Natale  .

Posso assicurarvi che esiste, altroché se esiste!

Siamo insieme da tanti di quegli anni che non ricordo più quanti siano, ed ogni anno devo aggiustargli quell'abito per la notte fatata che gli piace tanto e che usa solo per quell'occasione!

Con il tempo ho dovuto inventare un’imbottitura termica, ad autoproduzione del calore, il cui brevetto ho poi venduto ad una ditta che fabbrica gli scaldamani, quelli che se spingi in mezzo si riscaldano ( nella sua tuta sono i bottoni ),  perchè, sapete, con l’età il freddo della notte gli causava un intero anno di dolori, specialmente alla schiena, che è tanto sollecitata quando scende dalla slitta con pacchi e pacchettini.

I soldi ci hanno fatto molto comodo, perchè adesso con questa tecnologia avanzata, la componentistica costa cara, mica come il legno dei giocattoli di una volta, che lo trovavi nelle foreste della Lapponia! ….E poi gli elfi sono impegnati a progettare sempre cose nuove, tanto che ci tocca subappaltare il lavoro alle ditte di America ed Europa, anzi, adesso, utilizziamo anche la Corea ed Hong Kong oltre alla Cina, ultima arrivata, ma non ce la facevamo proprio più con le richieste!

I bimbi d’oggi hanno delle pretese tanto strane, plagiati dal consumismo dilagante,

che costringe papà e mamma a lavorare tutto il giorno, e poi li fa sentire colpevoli di aver lasciato soli i bimbi tutto il giorno, e fa loro comperare, come discolpa, tanti di quei giocattoli che, poi, a noi arrivano le richieste più strampalate!

Sapeste quante volte abbiamo pensato di mollare tutto e trasferirci in qualche angolo del mondo, dove il mare non sia ghiacciato quasi tutto l’anno, e mettere al sole le nostre povere ossa ormai stanche di tanto lavoro, ma sapete che cosa ci fa continuare? 

Sono tutti quei bimbi che non hanno i genitori che lavorano, che non hanno tutti i giochi del mondo, che mangiano si e no una volta al giorno, e non sono solo in Africa o nei cosiddetti paesi sottosviluppati, ma sono tanti anche nelle evolutissime  Europa ed America!    Loro credono a Babbo Natale, e sono felici quando arrivano quei giocattoli che li seguiranno per tutto l’anno, e quei dolci che custodiranno con tanta cura per mangiarli  poco a poco, e non come gli altri bambini che li disprezzano o se ne abbuffano in un solo pomeriggio.

La nostra età  ed il fatto che tanti bimbi hanno di tutto, ci ha fatto operare una scelta :

Solo i bimbi che credono in noi, o che sono tanto disperati da non credere più a nulla, avranno la nostra visita, perchè se loro sorridono può tornare la primavera, altrimenti sarà per tutti inverno e basta! Quell’inverno nel cuore, che nessun sole o mare riuscirebbe a riscaldare, l’inverno  freddo degli occhi dei bambini che lavorano per pochi soldi, il gelo della speranza che non esiste più, che il regalo di Babbo Natale scioglie, anche se solo per pochi minuti, ecco perché continuiamo a trascorrere l’anno preparando  quei doni, con la tristezza, però, di sapere che non arriveremo da tutti, ma facciamo del nostro meglio.

Mio marito ed io ci dividiamo il lavoro e la magia.

Lui è diventato un ingegnere elettronico, io sono diplomata in Art designer e specializzata in marketing e gestione d’impresa.

I nostri figli stanno colmando i vuoti di specializzazione occorrenti alla direzione di una industria talmente complessa, abbiamo un economista, due avvocati, un fisico (tanto distratto da attraversare la porta spaziale e non ritrovarla più! Ho dovuto andare a cercarlo più di una volta nella quinta dimensione per riportarlo alla base!) la più piccola sta facendo ingegneria chimica, chissà!

La mia vita è stata dura con i figli, un marito in giro a Natale e nervoso

per buona parte del resto dell’anno e gli elfi che, notoriamente, non hanno un buon carattere, ma quando tutto è pronto e la slitta parte, sento di aver fatto, ancora una volta, tutto ciò che potevo per far nascere quei sorrisi, e le piccole felicità che mio marito sta donando caricano il generatore che darà  energia elettrica alla centrale di servizio del paese di Babbo Natale.

E poi toccherà a me fare il giro e premiare i bimbi buoni… ma in fondo i bimbi son tutti buoni sono i grandi che li rovinano!

Con affetto, sperando di avervi convinti


Beffy,   la moglie di Babbo Natale


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3 novembre 2013

LADRI..

IMG_6301.JPG“Ladri”  disse l’oratore e l’emiciclo insorse visibilmente e violentemente offeso per l’accusa.

Una reazione talmente furiosa da far sospettare che le critiche rivolte fossero arrivate al segno

e la sola possibilità di mascherarle fosse l’indignazione per il termine più che per il delitto.

Ormai si parla solo con grida e insulti per nascondere  ogni verità scomoda.

E di cose scomode per la classe politica ce ne sono a bizzeffe ad iniziare dall’argomento in discussione in quel momento: il finanziamento pubblico ai partiti.

Indubbio, comunque, che ladri lo siano davvero, perché con le loro scelte hanno condizionato la vita di intere generazioni derubandoli del diritto di vivere agiatamente, ma soprattutto del desiderio di sognare, della speranza nel futuro, della fiducia negli altri.

Hanno ammorbato l’aria della società civile con i miasmi dei loro bassi istinti, fino ad abbassare il livello della morale comune all’assuefazione all’illecito e al dubbio di differente valenza tra esseri umani.

Hanno ridotto l’onestà al rango di imbecillità, contrabbandando la disonestà come colpa lieve specie se perpetrata nei confronti dello Stato e a danno solo dei più deboli.

La caduta dei valori ha portato ad un brutale declassamento anche dei rapporti intimi tra persone. Un tempo si diceva “fare all’amore” oggi si dice “far sesso”,  cosa che non prevede il coinvolgimento emotivo, ma solo lo sfogo di banali istinti primordiali.

Ed è così che l’uomo è tornato a vedere il sesso come dominio, con il conseguente senso di possesso della “cosa” di suo piacimento, o di trofeo.

Spinta al limite questa condizione genera lo stupro come offesa al nemico o sfregio al rivale, o, nel caso di rifiuto o resistenza, porta al delitto.

Nulla di nuovo in tutto questo, solo un ritorno alle origini quando la società era divisa in nobili, clero e plebe, e le donne venivano bruciate sul rogo perché streghe.

Ai nobili tutto era concesso, al clero tutto era perdonato, e la plebe viveva in povertà ed ignoranza, schiava del potente e del senso dell’onore e della giustizia di costui.

Oggi, sotto le luci della ribalta ogni piccolo uomo di potere si sente un gigante e pontifica, puntando il dito contro gli altri per sminuire le proprie colpe, mentendo spudoratamente per promettere ciò che sa già non verrà mai elargito.

Usa le lacrime ed il dolore degli altri per illuminare il proprio cammino in un tripudio di crudeltà e cinismo.

Usa giochi di parole per alzare cortine fumogene che nascondano i saccheggi e le ruberie perpetrati sempre sui deboli.

Usa il proprio potere per rafforzare la sua stessa egemonia.

E si offende se lo chiamano ladro!  


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permalink | inviato da AnnaSerenity il 3/11/2013 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



3 novembre 2013

PENSIERO LIBERO… PER ORA

politica,valori,pensieriIn questo periodo mi sento spesso di appartenere ad una specie in via d’estinzione, e neppure salvaguardata.

Se lascio il pensiero libero di vagare riconosco solo improperi d’una volgarità inconcepibile per la mia educazione piccolo borghese.

Riferimenti indirizzati alla classe politica, gratificati di similitudine con escrementi (e annessa scusa agli escrementi, utilissima anzi indispensabile conclusione del ciclo digestivo), o con organi sessuali inapprezzabili se posizionati a livello di intelletto.

Il riferimento ai comportamenti poco onesti delle madri è quasi un apprezzamento, anche perché ormai l’uso o l’abuso del sesso come merce è più diffuso nella società che si definisce “buona” che sulle strade trafficate.

Ma quello che mi lascia interdetta è come reazioni logiche scontate ad affermazioni evidentemente idiote, destino stupore, sia esso vero o falso non so, in tanta gente.

Colpa forse dell’innamoramento di se stessi che prevale nella società d’oggi.

Ed assisto ad un fiorire di egocentrici in ogni spazio offerto dai media, più  numerosi delle mosche su di una m… e fastidiosi come le zanzare in una sera d’estate.

Non c’è di meglio, poi, che il trionfo della mediocrità di chi si abbarbica nella difesa d’altrui, pur se indifendibile, nell’intento di emergere come “io”.

La versione moderna dell’idolatria è sublimata nella canzoncina “.. meno male che .. c’è..”. Che idiozia! E se non ci fosse? Ci sarebbe un'altra persona che avrebbe compiuto scelte diverse con conseguenze ovviamente differenti… migliori o peggiori chissà…

L’esaltazione di una personalità ormai provatamente indegna di essere d’esempio alla società civile è il massimo dell’aberrazione. Fermo restando che per me è inconcepibile la celebrazione… il massimo che accetto è l’ammirazione.

Ma lo sprofondo degli intelletti nel precipizio dell’ignoranza sembra non avere fine, e giorno dopo giorno spuntan come funghi affermazioni a tal punto idiote (video) da rendere irreale l’ipotesi che qualcuno ci caschi.

Ma chi ci casca di sicuro c’è, cieco di fronte al fatto che la fonte sia legata da patti di reciproca sopravvivenza, o, ancor meglio, in accordo con l’ammissione della superiorità di certi individui, non più per dono di stirpe, ma per indubbi meriti truffaldini dei quali vantano l’efficacia.

Ormai siamo ostaggio di giochi di potere sordidamente studiati non più in antri bui, ma modernizzati nel “a porte chiuse”, tra pochi eletti privi di ogni scrupolo morale, che presentano poi alla gente, piccola e stupida gente, la loro visione della realtà e la impongono con il ricatto delle promesse, che poi si riveleranno tutt’altro che utili a chi non sia come loro.

politica,valori,pensieri

Io non sono arrabbiata con costoro, o non solo, ma con tutti quelli che ancora accettano di entrare nel comitato di sostegno dell’indifendibile, che accettano la disonestà e lottano contro l’onestà, che portano avanti tesi e antitesi a seconda del loro piccolo tornaconto.

Sono nauseata davanti all’ingiustizia sociale a cui stanno condannando la gente pur di non rinunciare ad alcun privilegio. E sono sempre i più deboli (video) a pagarne il conto.

E sono adirata, anzi furiosamente rabbiosa, per la continua constatazione di quanto sia più importante l’estenuante discussione dei “nobili” di turno in tv su temi banali , indirizzati alla platea della “plebe raggirabile”, per dimostrare con il gioco delle tre carte che “loro e i loro sodali”  sono vergini e martiri, più rilevante  del sangue e delle lacrime di tanti, massacrati sull’altare dell’interesse personale, per pura avarizia e avidità.

Basta! Non è la stupidità umana ad essere infinita, ma l’arroganza e l’egoismo.

P.S.

L’inizio dell’anno scolastico ha portato agli onori della cronaca la solita vagonata di idiozie. Siamo sempre alle solite premesse-promesse come si può evincere da post scritti e pubblicati in passato, come ad esempio:  Una presa per i …fondelli (2007); E finiamola! (2007); Studenti in piazza (2007); L’arroganza e la stupidità…(2008); Classi e classi (2008); Che scuola hanno frequentato (2008); Mangiano pane e volpe..(2008); A Gelmì ma che c… dici (2009); Scuola riformata… (2010)…e così via….

 

 


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permalink | inviato da AnnaSerenity il 3/11/2013 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 giugno 2013

COME SPAZZATURA

donna,femminicidio,politica,televisione,informazioneMi guardo allo specchio e vedo un essere umano con gli occhi pieni di tristezza.

Non vedo una donna, ma una mamma, una figlia, una compagna di vita, un agglomerato di sentimenti e fragilità, forza e debolezza, desiderio di esistere e di sparire, cioè un essere vivente come tutti gli altri.

Come tutte le donne del mondo.

Come tutti gli uomini del mondo.

Allora perché si arriva a trattare un essere umano come spazzatura, lasciandone il corpo chiuso in un sacco dell’immondizia sul pianerottolo delle scale del condominio?

E’ un ulteriore tentato omicidio di una donna, ma il disprezzo dell’atto di chiuderla in un sacco della spazzatura e come tale abbandonarla al suo destino, evidenzia una cultura dello svilimento del rapporto umano: l’io dominante maschile e la sottospecie femminile degna solo d’essere schiava.

L’allucinante termine, forgiato da un “avvocato politico” in difesa di un “imputato politico”, di “utilizzatore finale”, nel becero tentativo di derubricare a nullità il rapporto con meretrici del suo cliente, è l’immagine icastica della considerazione in cui viene tenuta dai personaggi in questione un individuo di sesso femminile.

Essere considerata alla stessa stregua di un’auto, magari rubata e poi passata di mano in mano, così che l’ultimo proprietario è colpevole solo di ingenuità, è il sogno d’ogni persona.

E sottolineo persona.

E’ la cultura della sopraffazione verso il più debole, sia a livello fisico che culturale o sociale.

E’ la visione radicata nella società del “possesso” di ogni cosa rientri nel proprio desiderio.

Esattamente come i bambini che “vogliono” il giocattolo e poi lo distruggono per non concederlo ad altri.

Purtroppo da decine di anni l’educazione dei flauti magici della comunicazione è rivolta all’esaltazione di comportamenti negativi e all’assuefazione alla crudeltà, sia psicologica che fisica, per mezzo, ad esempio, di cartoons o telefilm con scene esplicite d’ogni sorta o con la volgare esposizione di fragilità umane fatte a pezzi per divertimento.

Tutto ciò viene esaltato dal momento di debolezza individuale legata alla crisi, ed allora ricompare l’ancestrale istinto dell’io come unico mezzo di sopravvivenza.

Il “possedere” diventa uno status symbol più importante di prima, da ottenere con ogni mezzo, lecito o meno.

Stiamo assistendo da anni a brutalità verbali, che definire ignobili risulta un eufemismo, da parte di chi dovrebbe rappresentare il top sociale, ovvero gli eletti alle cariche ufficiali dello stato, (comune, provincia, regione o parlamento siano) che mirano alla distruzione psicologica non solo dell’avversario, ma anche e soprattutto alla demonizzazione del “diverso” che non fa parte del gruppo e non si piega a regole di sudditanza.

La nuova “moda” del twittare, ha sostituito quella dell’aprir bocca e darle fiato, con la differenza che ne rimane traccia imperitura, grazie alla rete di internet, e non si può più smentire con “l’interpretazione errata dei suoni”.

Così girano opinioni degne di cloache, dal sempre più infimo attacco all’immigrante colpevole di cercare una “vita migliore” e di trovare spesso una morte impietosa, al dispregio nei confronti della donna, definita puttana, senza tener conto che è sempre una pretesa di sottomissione anche l’uso della parola stessa.

Ma chi “vende se stessa” non è sottomessa, al contrario prova il più profondo disprezzo per chi “compra” (cosa evidenziata in alcune intercettazioni di telefonate tra “venditrici” pubblicate dalla stampa).

Sono in aumento anche i “distrattori di massa”, cioè quei falsi obiettivi che fanno da “dito” per nascondere la “luna”.

Quelle boiate sulle quali, di giorno, i parlamentari discutono, mentre la gente impazzisce letteralmente  nelle difficoltà quotidiane, del tipo “se vendere la sigaretta elettronica in farmacia o no”, mentre di notte brigano per immettere, nascoste con linguaggi criptici in allegati di emendamenti o contro emendamenti contrassegnati da numeri, norme tese a favorire l’impunità dei peggiori delinquenti, cioè quelli che frodano lo stato, o la destinazione di ulteriori fondi agli amici che poi li riconsegnano al mittente almeno in parte, magari sotto forma di benefit.

E la scadenza del brevetto del “viagra”, con la corsa al ribasso del costo, offre sponda alla soluzione di tutti i problemi, nel modo preferito da chi il sangue in corpo lo preferisce far affluire nel basso ventre piuttosto che al cervello.




20 maggio 2013

SONO DIVENTATA INTOLLERANTE

politica,società,solitudine,figli,rispettoSi, sono diventata profondamente intollerante, anzi direi quasi razzista, nei confronti di chi continua a difendere i comportamenti  aberranti della gente, specialmente se “personalità pubbliche”, con un fondo sospetto di ammirazione per la fantasia delinquenziale con cui vengono perpetrate, o per personale interesse.

La profonda mancanza di rispetto sia per l’intelligenza altrui, che per le difficoltà affrontate dagli altri nella vita quotidiana, fanno classificare molti di questi personaggi in una “classe” biologica appartenente ad un ceppo sotto culturale, cioè inferiore.

“Rispetto”!

Questo è il punto fondamentale.

La società è ammorbata, o addirittura avvelenata, dalla diffusione della cultura del “no limits” applicata dai media, e dall’esaltazione della personalità negativa alla quale tutto è lecito.

Mi trovo spesso in imbarazzo davanti a comportamenti arroganti e volgari nei talk show, ed anche la satira spesso scade nella grossolanità che offende la sensibilità individuale.

Tutto quanto avviene intorno a noi è l’essenza dell’individualismo.

Non c’è più attenzione per chi ci circonda, non esiste più quella cintura di salvataggio del nucleo familiare e sociale del “vicinato” e degli “amici” che ha permesso la sopravvivenza in situazioni di estrema difficoltà.

Oggi siamo soli e la compagnia della tv o anche del pc non offre quella relazione empatica che permetteva di superare i momenti di crisi.

Il futuro oggi appare molto buio.

La sopravvivenza della specie, istinto naturale, non è più forte come nel passato, probabilmente per normale evoluzione.

Allora nella vera solitudine del disinteresse sociale il futuro diventa una condanna e la sua negazione diventa un atto d’amore.

Così succede che :

Busto Arsizio (Varese), donna lancia due figli piccoli dal 3° piano: era depressa

Palermo, poliziotto spara al figlio e si uccide: bimbo morto in ospedale

Tragedia a Bergamo, mamma uccide la figlia di un anno e mezzo poi si suicida - domenica 21 aprile 2013

E’ la perdita della speranza, la morte dei sogni, la disperazione senza sponde.

Ed è proprio in questa situazione che le colpe di chi “conduce le danze” privo d’ogni scrupolo e d’ogni comprensione diventa delitto.

E per tale delitto non esiste pena sufficiente.




24 aprile 2013

IL PROF.CIPOLLA LI CHIAMA BANDITI

carlo cipolla,stupidità,bandito,governo,crisi,giochi di potereNel suo meraviglioso “LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA” Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley, espone la sua teoria elencando le 5 leggi fondamentali della stupidità umana e poi spiega come riconoscere tramite un diagramma intuitivo le quattro categorie principali  dell’umanità che divide in:

Disgraziato (Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro

Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro

Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro

Stupido:  chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perditacarlo cipolla,stupidità,bandito,governo,crisi,giochi di potere

In questi giorni ho avuto modo di constatare quanto questa teoria sia inoppugnabile e quanti siano gli appartenenti alle due ultime classi.

La stupidità ha caratteristiche decisamente virali, (5 leggi fondamentali) ed è molto pericolosa perché sono proprio gli stupidi il cibo che ingrassa i demagoghi.

Gli stupidi quando hanno potere, fanno maggior danno di altri.

E la parte “banditica” del mondo politico lo sta dimostrando mantenendone alta la percentuale al potere, perché gli stupidi non capiscono la logica dei “banditi” dunque l’appoggiano o non la contrastano, mentre le persone ragionevoli la potrebbero ostacolare.

carlo cipolla,stupidità,bandito,governo,crisi,giochi di potereCosì un manipolo di banditi, contornato da una coorte di stupidi, prende il comando della situazione, sorprendendo con l’irrazionalità gli intelligenti che non riescono ad organizzare una difesa perché hanno un cervello logico e raziocinante.

E l’Italia piange.

E i banditi eleggono un ottantasettenne alla più alta carica tra gli applausi e le òle degli stupidi, e lo stupore degli intelligenti disorientati dalla bocciatura di altre figure di alto profilo.

L’età avanzata non è sicuramente garanzia di saggezza ed indipendenza, ma piuttosto di irritabilità, insofferenza e sopravalutazione delle proprie opinioni ed idee. Ne è ben conscio chiunque abbia a che fare con un ultraottantenne.

Il problema è che a quell’età un sessantenne è solo un pivellino spesso ineducato ed irrispettoso, figurarsi chi ha un’età inferiore.

D’altro canto non è difficile ammaliare un anziano, basta conoscerne le debolezze e farle giocare a proprio favore. E questo senza “lasciar tracce” o sospetti nel soggetto.

I banditi son maestri nel campo e la fan da padroni imponendo i loro percorsi.

Al punto d'arrivo, quando il gioco diviene manifesto, gli stupidi applaudono con fervore  assieme ai banditi, ma senza colpevoli palesi se non per i sorrisi a tutta dentiera dei banditi soddisfatti del risultato del loro lavoro sotterraneo.carlo cipolla,stupidità,bandito,governo,crisi,giochi di potere

Ancora una volta l’intelligenza si dimostra senza difese perché :

“In un paese in declino, la percentuale di individui stupidi è sempre uguale; tuttavia, nella restante popolazione, si nota, specialmente tra gli individui al potere, un'allarmante proliferazione di banditi con un'alta percentuale di stupidità  e, fra quelli non al potere, una ugualmente allarmante crescita del numero degli sprovveduti. Tale cambiamento nella composizione della popolazione dei non stupidi, rafforza inevitabilmente il potere distruttivo della frazione a degli stupidi e porta il Paese alla rovina.”(C.Cipolla)

Come disse Schiller : «..contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano».” 

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